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Ius soli sportivo bloccato in Parlamento, la Lega sul caso Desalu: «Gli atleti aspettino i 18 anni»

Malagò chiede di accelerare sulle norme per la cittadinanza per gli atleti stranieri che sono nati o vivono in Italia da anni. Ma il Carroccio non vuole scorciatoie

Archiviato il medagliere olimpico, e dopo le parole di ieri del presidente del coni Malagò, il tema più caldo continua a rimanere quello dello Ius soli sportivo. La vittoria di Marcell Jacobs sui cento metri ai Giochi olimpici, e soprattutto quella di Eseosa Desalu nella 4×100, che ha potuto indossare la maglia azzurra solo dopo i 18 anni, nonostante sia nato in Italia, hanno riaperto un dibattito che continua ad arenarsi in parlamento. Come riporta La Stampa, le proposte di legge per riformare la cittadinanza sono ferme in commissione Affari costituzionali. Tutte queste prevedono la concessione della cittadinanza italiana tramite un percorso di studi: Ius soli temperato o Ius culturae. Venendo allo sport, una legge del 2016 consente ai minori stranieri nati in Italia di essere tesserati da società sportive, ma di non poter indossare la maglia azzurra. «Se tu aspetti i 18 anni per fare la pratica (per ottenere la cittadinanza, ndr) rischi di perdere la persona – ha dichiarato Malagò – allora farò una proposta: anticipare l’iter burocratico che è infernale. Altrimenti il rischio è che o l’atleta smette, o si tessera con il Paese di origine o arrivano altri Paesi che studiano la pratica e lo tesserano loro»


Una proposta che ha già visto lo stop della Lega, contraria a lavorare su uno Ius soli sportivo. «Malagò è stato maldestro, ha parlato di Ius soli dopo la vittoria di Marcell Jacobs, che è invece la negazione vivente dello Ius soli: è nato in Texas da una madre italiana, Ius sanguinis non Ius soli», ha commentato su La Stampa Nicola Molteni, sottosegretario della Lega all’Interno. «Sono stato felicissimo delle medaglie vinte da cittadini italiani, che vivono nel nostro Paese rispettando le regole», ha aggiunto. Sul caso Desalu, che ha potuto cantare l’inno e indossare la maglia azzurra solo dopo la maggiore età, nonostante sia nato in Italia, Molteni ha commentato: «Ha deciso di diventare italiano a 18 anni, ora ha vinto e sono molto orgoglioso di lui. La cittadinanza è uno status non un diritto, deve essere una scelta e non un automatismo»


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