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Eitan, parla la nonna materna: «Voglio che resti in Israele. Anche i suoi genitori volevano tornare a casa»

In un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, Etty Peleg Cohen, la indagata dalla procura di Pavia insieme al marito Shmuel Peleg per il sequestro di Eitan, ricostruisce vicende familiari e assicura che il nipote «sta bene»

In Israele è iniziato un lungo periodo di festività ebraiche. Giorni di spensieratezza, soprattutto per i bambini come Eitan che, secondo quanto raccontato dalla nonna materna del piccolo, ha «festeggiato tre compleanni e continua a chiedere regali». «Andiamo in giro tutto il giorno», ha raccontato Etty Peleg Cohen al Corriere della Sera. «Ogni sera dorme con mia figlia Gali», ovvero la madre Tal che ha iniziato le procedure di adozione del bambino sopravvissuto all’incidente sul Mottarone. Nell’intervista Etty non dà peso a come il nipote sia arrivato in Israele, cioè con il nonno Shmuel Peleg che lo ha riportato nel Paese a bordo di un jet privato partito da Lugano. La donna non risponde neppure alle domande sul terzo uomo individuato in Svizzera dalla polizia italiana e che aveva affittato e condotto l’auto verso il paese elvetico. Etty risulta comunque iscritta nel registro degli indagati della procura di Pavia per sequestro di persona. «Nella settimana in cui sono state sbrigate le carte burocratiche per l’affidamento noi stavamo rispettando la shiva, la settimana di lutto prevista dalla tradizione ebraica: stavo piangendo cinque familiari», afferma la donna.


La battaglia sull’educazione

Proprio sulla cultura ebraica si sofferma un passaggio dell’incontro tra il quotidiano milanese e la nonna di Eitan. La donna infatti ha sottolineato che la sua volontà di «far crescere qui» il nipote, seguendo le tradizioni del suo popolo». Questo elemento non è secondario nella vicenda perché è anche alla base di discrepanze interne tra i due rami familiari. Lo stesso scontro con Aya, che si comincerà con la prima udienza giovedì prossimo, vedrà al centro delle richieste dei legali il ricongiungimento al ramo paterno dei Biran. Che accusano i Peleg proprio di «lavaggio del cervello» e di «aver inculcato idee» nella testa di Eitan. La nonna Etty risponde che «nessuno ha convinto» il bambino a dire certe cose e che addirittura ha più volte ribadito di star bene in Israele. Come in una telefonata citata dalla stessa nonna e avuta con la zia Aya, alla quale ha risposto di sì ma «che poteva vederle qui».


Lo scontro in famiglia

Etty affronta la questione delle liti con i consuoceri che avrebbero guardato Tal dall’alto in basso in quanto di etnia «ashkenazita venuti dall’Europa e noi sefarditi, cioè ebrei immigrati dai paesi arabi». Grazie agli antenati passati da Livorno prima di andare in Nord Africa, Eitan ha comunque ottenuto la cittadinanza italiana grazie a Etty. «Son contenta per me e la mia famiglia di avere un doppio passaporto, ma sono ebrea e israeliana». La nonna ha avviato le carte per l’iscrizione alla prima elementare in una scuola di Tel Aviv. Ma anche questo passaggio è interdetto dai dissapori familiari: si litiga anche su dove mandarlo, perché la scelta di farlo studiare in un istituto cattolico di suore per i Peleg è inaccettabile. Dalla sua Etty ha le parole degli amici di infanzia di Tal e Amit, che le hanno assicurato che la coppia aveva pianificato di ritornare in Israele nel giugno del 2022, in concomitanza con la fine del tirocinio in ospedale di Amita. «Volevano comprare un appartamento», racconta la nonna, «io gli avevo già preso l’auto, è nel parcheggio qui sotto».

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