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Caso Ziliani, le due sorelle nella stessa cella. La nonna: «Mirto gestiva gli averi di mia figlia, avevano litigato»

Il fidanzato della sorella maggiore si trova in isolamento. Nessuno degli arrestati starebbe collaborando con gli inquirenti

Silvia e Paola Zani hanno trascorso nella stessa cella le prime ore di detenzione dopo l’arresto per l’omicidio della madre, Laura Ziliani, scomparsa da Temù in provincia di Brescia nella mattinata dell’8 maggio 2021 e ritrovata morta l’8 agosto in montagna. La sete di denaro, secondo la Gip di Brescia Alessandra Sabatucci, avrebbe spinto le due figlie e il fidanzato della sorella maggiore, Mirto Milani, a commettere l’omicidio. Silvia, impiegata in una Rsa, e Paola, studentessa di Economia, a soli 18 giorni dalla scomparsa della madre si compiacevano al telefono del patrimonio che avrebbero ricevuto in eredità: «900 euro, troppo figo, soltanto con quelli paghiamo l’anticipo per un’auto nuova e forse ci sta anche una vacanza», dice una delle due sorelle in un’intercettazione, in riferimento a un affitti dei diversi appartamenti di cui la madre era comproprietaria. Secondo la giudice che ha firmato gli arresti, le registrazioni telefoniche «più di ogni altro elemento, mostravano l’assenza di qualsivoglia turbamento in capo alle sorelle circa le sorti della madre».


La nonna delle due sorelle arrestate: «Troppo attaccate ai soldi»

Anche Mirto si è dimostrato molto interessato alla gestione delle proprietà immobiliari: il giorno stesso della scomparsa della 55enne, ex vigilessa, il genero ha chiamato i suoi genitori che, da Bergamo, l’hanno raggiunto in provincia di Brescia per fare delle riparazioni negli appartamenti e opere di pulizia straordinaria. Un paio di settimane più tardi, Mirto ha chiamato direttamente gli affittuari per aumentare loro l’affitto e sollecitare il pagamento degli arretrati. Avrebbe insistito per far emettere i bonifici direttamente sul conto delle due sorelle. La nonna materna, Marisa, ha spiegato agli inquirenti che Laura e Mirto avevano litigato pesantemente per il costo di una ristrutturazione. «Mia figlia – ha raccontato la madre di Laura Ziliani – era basita che lui si interessasse a quelle cose che non lo riguardavano. Mirto gestisce gli averi della famiglia Zani-Ziliani come fossero i suoi. Quei tre ragazzi erano troppo attaccati ai soldi». Anche Lucia, sorella mezzana di Paola e Silvia, ha dichiarato agli inquirenti che le due sorelle discutevano spesso con la madre per ragioni economiche, «per la questione del bed and breakfast».


Mirto, il «manipolatore», è in isolamento

Mirto, secondo la Gip, sarebbe stato il manipolatore delle sorelle, «che non riuscendo per motivi caratteriali a contrastare la volontà materna, hanno preferito sopprimere la genitrice, piuttosto che dissentire apertamente con lei circa la gestione del cospicuo patrimonio familiare». La prima notte in cella, Silvia e Paola – accusate di omicidio e occultamento di cadavere -, l’hanno passata insieme nel carcere femminile bresciano di Verziano, mentre Mirto è in isolamento a Canton Mombello. Tutti e tre sono chiusi nel silenzio e non si starebbero dimostrando collaborativi con gli inquirenti. Giuseppe Pasina, il sindaco di Temù – paesino della Val Camonica di mille abitanti – ha affermato: «Io l’ho detto fin dal principio. Le due ragazze sono strane, molto chiuse e isolate, pochi amici – e, sollevato che ci sia stata una svolta nelle indagini, ha aggiunto che – tutti in paese sospettavano che fosse una questione di soldi, anche se da fuori non si può mai dire cosa succeda tra le mura di casa».

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