Ultime notizie Crisi Usa - IranDelitto di GarlascoDonald TrumpGiorgia MeloniMondiali 2026
ATTUALITÀAbortoCarcereReferendumSan Marino

San Marino, entro 6 mesi la norma che cancella il carcere per l’aborto. I promotori del referendum: «Vigileremo»

27 Settembre 2021 - 19:37 Giada Giorgi
Dopo la vittoria del Sì, la palla passa al legislatore. Mentre il fronte Pro Vita accusa: «Ha trionfato il diritto di abbandonare le donne»
Google Preferred Site

Il giorno dopo della vittoria schiacciante del Sì nel referendum che ha ufficialmente depenalizzato l’aborto, l’Unione Donne Sammarinesi festeggia il 77% raccolto pensando ai prossimi obiettivi da raggiungere. Ora il governo di San Marino dovrà approvare entro 6 mesi a partire da ieri, 26 settembre, una norma che cancella la reclusione fino a 6 anni per l’interruzione di gravidanza «entro la dodicesima settimana e anche dopo se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto». L’ Usd, tra i promotori del referendum, si dichiara pronta a vigilare «affinché venga approvata una legge che accolga in toto il quesito». A dirlo è l’esponente Vanessa Muratori, l’ex parlamentare che nel 2003 con Rifondazione comunista presentò il primo progetto sull’aborto.

A commentare l’esito del referendum è anche la parte opposta, quella dei Pro Vita e Famiglia. Per loro la sconfitta sarebbe stata colpa della scarsa affluenza alle urne con il 41,11% dei votanti in un referendum in cui il quorum non era previsto. «A San Marino, a causa del 32,4% degli aventi diritto al voto, è stato ottenuto il diritto di abbandonare le donne alle paure e al diritto di uccidere i più fragili e imperfetti in grembo, addirittura fino al nono mese». Il Presidente di Pro Vita e Famiglia continua: «Qual è la vittoria? Abbandonare le donne all’aborto? Di essere riempite di terribili bugie come “tranquilla non è tuo figlio”?». Il direttivo ha annunciato l’intenzione di continuare nella lotta nonostante quel 77% di Sì: «Non lasceremo nessuno indietro, ed è una promessa. Continueremo a raccontare la verità sull’aborto in nome di tutte le mamme che ci hanno offerto il dolore negato, in nome di tutti i bambini che sono stati eliminati».

L’Usd: «Qualcosa sta cambiando»

«Ci sono state donne cittadini sammarinesi che sono arrivate da New York, dalla Francia o dalla Spagna per votare», ha continuato Muratori, «e il risultato così schiacciante è il sintomo che nella mentalità qualcosa è cambiato». Il riferimento è anche alle priorità della politica: «Il tempo è cambiato nonostante i tanti governi di sinistra non abbiano mai messo al primo posto la causa. La politica sammarinese ha sempre visto una sovra-rappresentanza di forze legate ad ambienti cattolici e conservatori, ma abbiamo assistito a uno scollamento di tutto ciò con la società civile e delle donne che hanno votato con una percentuale di almeno il 20% in più rispetto agli uomini».

Il fronte cattolico: «Non diventi una prassi»

Il vescovo di San Marino e Montefeltro Andrea Turazzi, da parte sua, ha commentato: «Dopo la vittoria del Sì ora la parola passerà al legislatore ma quello che ci auspichiamo è che questo non diventi un incentivo ad una prassi abortiva, ad una leggerezza nelle decisioni, e come ha detto Papa Francesco, a una bruttissimi abitudine ad uccidere». Il vescovo dice di auspicare un quadro legislativo «di vero aiuto alla donna, di tutela della vita e di accoglienza dell’obiezione di coscienza». Anche Turazzi, poi, si sofferma sul dato dell’affluenza: «Rimane una domanda aperta: a quanto saranno serviti i dibattiti, confronti e riflessioni se solo una percentuale minima di Sammarinesi si è espressa col voto?».

Leggi anche: