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Città della Pieve, resta in carcere la mamma ma non risponde al pm. Il padre: «Ha già confessato in una chat»

La 44enne di origini ungheresi è attualmente in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Continua a proclamarsi innocente ma dal padre del piccolo spunta il racconto di una confessione

Continua a ribadire la sua innocenza la madre del piccolo di appena due anni che lo scorso 2 ottobre è stato portato quasi morto in un supermercato di Città della Pieve, in provincia di Perugia. A posizionare il corpo sul nastro trasportatore della cassa del market è stata proprio lei, sùbito messa in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Nella mattinata di oggi, lunedi 4 ottobre, davanti al gip di Perugia la 44enne di origini ungheresi si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Con il suo legale Enrico Renzoni ha voluto solo ribadire di non essere responsabile della morte del figlio che, secondo la sua versione, avrebbe voluto riportare al padre una volta tornata in Ungheria.


Il padre: «Ha confessato di averlo ammazzato»

Intanto il padre del piccolo di due anni getta l’ombra della vendetta nel possibile movente che potrebbe aver spinto la donna ad uccidere il loro bambino. «Katalin ha rapito il mio Alex il giorno in cui avrebbe dovuto consegnarmelo perché il tribunale lo aveva affidato a me. È scappata in Italia e lo ha ucciso», ha detto, parlando anche di una confessione che la donna avrebbe fatto. «Ha confessato di averlo ammazzato in un messaggio mandato ad un mio amico. Lui mi ha chiamato ed è andato subito dalla polizia ungherese ma è stato troppo tardi». Separati da poco, l’ex moglie le avrebbe mandato una foto del bimbo insanguinato via chat «scrivendo che adesso non sarà più di nessuno». Il padre del piccolo ha tra l’altro spiegato anche di essere andato il 22 settembre scorso nella loro casa in Ungheria ma «lei non c’era più». E ha aggiunto: «Ho pensato che poteva essere venuta in Italia perché aveva vissuto lì e aveva avuto un primo figlio lì che però vive in Ungheria».


Il racconto della tragedia

Nel racconto fornito subito dopo la tragedia, si è appreso che la donna senza fissa dimora si trovava a Città della Pieve da Chiusi, lì dove aveva trovato riparo insieme al suo bambino nella casa famiglia che l’aveva accolta. A Città della Pieve avrebbe poi raccontato di essersi allontanata dal figlio che era nel passeggino per recuperare un giocattolo. Al suo ritorno lo avrebbe trovato già ferito. A quel punto, secondo le ricostruzioni dei testimoni presenti, la donna sarebbe entrata nel supermercato chiedendo aiuto per il figlio che presentava numerose ferite da taglio al petto. Molto sofferente ma ancora vivo, la madre lo avrebbe quindi messo sul nastro trasportatore della cassa. All’arrivo del 118 i soccorritori hanno cercato di rianimare il piccolo corpo ma dopo venti minuti di tentativi non c’è stato più niente da fare. Le indagini degli inquirenti ora continuano anche per capire se il coltello trovato nella borsa della madre possa corrispondere all’arma del delitto ancora sconosciuta.

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