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Covid, boom di contagi in Alaska. L’allarme dei medici: «Troppi No Vax, costretti a scegliere chi curare e chi lasciar morire»

Per la sua posizione geografica il Paese si era finora salvato dalle grosse ondate di Covid-19 ma la variante Delta e la folta fronda dei “no vaccino” hanno fatto precipitare le cose

«Siamo pressati al punto da dover decidere su chi curare e chi lasciar morire». La testimonianza arriva dal Providence Alaska Medical Center di Anchorage, colpito da un’ondata di positivi a Covid-19 che sembra non riuscire ad arrestarsi. La situazione descritta dal dottor Steven Floerchinger è drammatica e parla di una lotta all’ultimo respiro tra pazienti che chiedono di essere ricoverati e curati. «Si mettono in fila per prendere l’ultimo posto in terapia intensiva, in una delle ultime notti in servizio abbiamo dovuto scegliere». Floerchinger racconta di una riunione con i suoi colleghi per una decisione che mai avrebbero pensato di dover prendere. «La discussione è stata su chi aveva maggiore possibilità di salvarsi tra due persone in attesa al pronto soccorso», continua il medico. Il team di Floerchinger ha scelto e il paziente rimasto senza posto in rianimazione è purtroppo deceduto. «Una situazione straziante che in 30 anni di carriera non ho mai vissuto» spiega il medico, raccontando come in verità la scelta di quella notte è stata solo una delle tante che il suo team nelle ultime settimane è stato costretto a prendere.


Il peggior focolaio da inizio pandemia

Quasi due anni dopo che il virus ha cominciato a circolare negli Stati Uniti, l’Alaska attualmente affronta il peggior focolaio di Covid-19 che il Paese abbia mai conosciuto. Tracciamento in tilt, corsie di ospedali piene e medici costretti a scegliere come utilizzare il poco ossigeno rimasto. Il governo ha invocato l’aiuto di centinaia di operatori sanitari chiamati a intervenire nelle situazioni d’emergenza sparse per tutto il territorio nazionale. Una condizione del tutto nuova per l’Alaska che durante gran parte della pandemia aveva goduto di un isolamento naturale dovuto alla sua posizione geografica e che aveva protetto con prudenza attraverso rigidi protocolli di tracciamento per le persone che arrivavano dall’esterno. Nell’arco di pochi mesi è precipitato tutto.


«Alto tasso di No vax, ci accusano di essere venduti e bugiardi»

«Ci sono diverse fronde di diffidenti e No vax che hanno condizionato enormemente l’andamento epidemiologico», spiega il dottor Floerchinger. Solo la metà dei residenti dello Stato è totalmente immunizzata, e nonostante le misure restrittive, la veloce diffusione della variante Delta ha messo in ginocchio l’intero sistema sanitario. Medici e infermieri hanno così cominciato a parlare pubblicamente in trasmissioni e piazze esortando le persone a prendere più sul serio il virus. Ma a nulla è servito. Accusati di essere dei «venduti e dei bugiardi», ora cercano di arginare i gravi danni di uno scetticismo che dilaga. «Quando i tuoi ospedali sono pieni non puoi semplicemente metterli in un’ambulanza e portarli in un’altra città», ha detto la senatrice Lisa Murkowski riferendosi ai pazienti malati di Covid e descrivendo il suo viaggio in un pronto soccorso a Fairbanks, dove una persona cara aveva bisogno di aiuto per un problema non Covid. «Mi è stato detto che i letti di terapia intensiva erano pieni e che avrebbero dovuto volare a Seattle».

Le morti dei malati di cancro e la lotta per una dialisi

Il paziente deceduto dopo il negato intervento chirurgico d’urgenza non è stato dunque l’unico a subire una scelta di triage. «I pazienti con Covid-19, che spesso provoca gravi danni ai reni, hanno spesso monopolizzato le risorse per la dialisi», raccontano i medici. A confermare la situazione tragica anche il direttore e medico dell’ospedale di Anchorage, Michael Bernstein: «Un paziente con sia COVID-19 che un cancro esteso era sul punto di aver bisogno di un ventilatore. Ma con tanti pazienti che necessitavano di cure così intense, a quel paziente non è stato dato il supporto vitale ed è morto». Lo scorso sabato, 2 ottobre, lo Stato ha dichiarato di aver attivato gli standard di crisi per 20 strutture sanitarie, coprendo le città più grandi come Anchorage, Fairbanks e Juneau, insieme a quelle più piccole come Cordova, Dillingham e Kotzebue. Nel frattempo la disperata sensibilizzazione verso le vaccinazioni continua.

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