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L’innesco di un fornello o il corto circuito elettrico: le due ipotesi sull’incendio al Ponte di Ferro

Le prime analisi e le testimonianze raccolte sembrerebbero ricondurre l’origine del rogo del Ponte dell’Industria alle baracche che si trovano in zona

Un innesco generato da un fornello o un corto circuito elettrico. Le indagini sull’incendio al “Ponte di Ferro” che collega Trastevere e Ostiense a Roma seguono due piste esclusive che escludono il “complotto” di cui si è parlato nelle ultime ore della campagna elettorale della Capitale. Le prime analisi e le testimonianze raccolte sembrerebbero ricondurre l’origine del rogo del Ponte dell’Industria alle baracche che si trovano proprio sotto una delle estremità del Ponte, in mezzo a vegetazione secca che ha favorito la propagazione del fuoco. Uno dei tanti insediamenti di fortuna sorti in città, abitato prevalentemente da senza tetto dell’Est Europa. Già nel febbraio del 2013 un incendio di proporzioni però più ridotte si era sviluppato dalle stesse baracche che periodicamente si sgomberano e si ripopolano. Un fornelletto potrebbe aver fatto partire il rogo.


L’incendio del Ponte di Ferro

Secondo questa ipotesi il fuoco si sarebbe quindi propagato verso l’alto fino a coinvolgere le canaline protette da guaine in gomma e bitume che hanno alimentato il rogo. Repubblica spiega oggi che tempo fa erano state viste accamparsi quattro famiglie romene sulla banchina che dà su via Pacinotti. Non è ancora chiaro se sabato notte fossero lì, di fatto non c’è stato alcun ferito. E un senzatetto racconta che mesi fa «quelle famiglie si erano attaccate alla rete elettrica». I carabinieri della compagnia di Trastevere non hanno rilevato tracce da innesco che facciano pensare a un’origine dolosa dell’incendio. Fonti tecniche spiegano al quotidiano: «Le linee elettriche le hanno colpite tutte insieme, quando c’è un corto invece si distaccano a catena».


Alcuni condomini di un palazzo di riva Ostiense raccontano di aver sentito «uno scoppio, puzza di gomma bruciata e di gas. Subito è andata via la luce e siamo scesi in strada. Si sono sentite anche – racconta un altro – grida di aiuto venire dagli accampamenti lungo il Tevere poi abbiamo visto le fiamme. Pian piano abbiamo visto il rogo crescere e avvolgere il Ponte». Rimane da chiarire adesso se alcune pentole e stendini trovati nella parte sottostante al ponte fossero rimasti lì abbandonati da tempo o se nell’insediamento ieri sera c’era qualcuno e le fiamme siano partite da lì.

Il Ponte dell’Industria

Il Ponte dell’Industria fu costruito tra il 1862 e il 1863 per congiungere la linea ferroviaria di Civitavecchia alla stazione centrale Termini. Lungo 131 metri e largo 7,25 metri, è costituito da arcate in ferro e ghisa appoggiate su piloni costituiti da tubi di ghisa riempiti di calcestruzzo. Ora i tecnici verificheranno i danneggiamenti subiti dall’opera dopo aver interdetto la viabilità, come per la sottostante pista ciclabile ed un tratto del Tevere che passa sotto la struttura. Potrebbero passare anche dei mesi prima della riapertura, con pesanti conseguenze sul traffico cittadino. I Lavori pubblici del Comune di Roma hanno indicato almeno quattro mesi per redigere la relazione strutturale e il progetto di ripristino, passeranno giorni per stabilire l’entità dei danni. Poi ci sono i tempi di affido dei lavori, intanto l’urgenza è comprendere se l’incendio ha compromesso la stabilità della struttura. Acea, la società di servizi, ha ripristinato in mattinata la luce nelle case, stessa cosa ha fatto Italgas per la sua fornitura. I tempi si annunciano lunghi. Il ponte potrebbe rimanere off limits per un anno almeno.

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