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Libano in blackout: perché il Paese dei Cedri è al buio

Il Libano sta attraversando una delle peggiori crisi economiche degli ultimi 150 anni. Un sistema fallito e l’esplosione al porto di Beirut alla base del dramma di oggi

Non è una novità. Ma questa volta è destinato a durare: si spengono le luci in Libano. E non si sa quando, e se verranno riaccese. Il paese dei Cedri sta attraversando quella che viene definita dalla Banca Mondiale come una delle peggiori cisi economiche mondiali negli ultimi 150 anni. E ora le due più grandi centrali elettriche pubbliche del paese, al Zahrani e Deir Ammar, chiudono per mancanza di carburante. Non che fino a questo momento avessero funzionato in maniera continuativa: i continui blackout sono all’ordine del giorno da sempre nel paese, l’elettricità andava e veniva sempre più frequentemente, il servizio pubblico era arrivato ad assicurare non più di due ore al giorno, e comunque da sempre non arrivava a coprire le 24 ore. Tanto è vero che il buio del Libano non è totale: a squarciarlo ci pensano le compagnie private, incrocio perfetto tra privilegi, corruzione e clientelismo. E così nei quartieri benestanti di Beirut la luce va e viene, al ritmo delle interruzioni dei generatori – moteur – dei palazzi. Servono i soldi. I dollari. Il premier Najib Mikati – in carica dal 10 settembre scorso – spera nel Fondo Monetario internazionale e in un prestito, mentre due giorni fa ha ricevuto la visita del ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian, che promette ma poi di fatto poco può a causa delle sanzioni di Washington, ma anche di Victoria Nuland, numero tre del Dipartimento di Stato Usa.


Il sistema è fallito

EPA/Wael Hamzeh | Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian durante un incontro con il primo ministro libanese Najib Mikati a Beirut, Libano, 7 ottobre 2021.

La crisi non è solo energetica, ma rappresenta una minaccia anche per le forniture idriche e il sistema sanitario del Libano, spiega The Independent, con gli ospedali che, nonostante la pandemia, devono chiudere i reparti e ridurre i servizi, arrivando a spegnere i ventilatori e le macchine per la dialisi. Il fabbisogno di energia nazionale è pari a 3mila megawatt, mentre la rete nazionale era arrivata a produrne 200 – ad agosto erano 750. L’emittente LCBI racconta che i funzionari dell’azienda elettrica statale Electricite du Liban si sono messi al lavoro per ricostruire manualmente la rete, con il suo centro di controllo nazionale distrutto nell’esplosione dello scorso agosto che ha devastato Beirut e fatto precipitare il paese – e il suo governo, che è caduto poco dopo, ulteriormente in subbuglio, dopo feroci proteste.A causa della crisi il paese ha visto esaurirsi le riserve di valuta estera, il che ha reso impossibile pagare i fornitori di energia esteri: ecco allora che le centrali elettriche pubbliche si ritrovano senza il carburante necessario per funzionare. Con gli effetti immaginabili sulla vita delle imprese ma anche sulla quotidianità e, banalmente, sulla conservazione del cibo, nonché sul prezzo dei carburanti in una società sempre più povera e in cui i trasporti pubblici sono praticamente inesistenti.


La crisi del Libano

La crisi del Libano parte da lontano. Dalla fine della guerra civile (1975-1990), i politici che hanno governato il paese accusati nel tempo costantemente di corruzione e di mala gestione, hanno accumulato uno dei più alti debiti al mondo. E molti pensano oggi che le condizioni di vita siano peggiori dei tempi della guerra. Prima della pandemia, nel 2019, l’esecutivo si era dimesso di fronte a proteste di massa. La miccia era partita da una proposta di tassa su WhatsApp. A muovere le manifestazioni c’è sempre, da allora, la rabbia per la corruzione del governo, per la crisi finanziaria e per il fatto che la classe dirigente non molli la presa e resti a capo di una macchina che sta andando alla deriva. Sullo sfondo disoccupazione, povertà e inflazione. Mentre la popolazione fa fatica a mangiare – il costo del cibo è quintuplicato – e stiano anche terminando le scorte di medicinale. Il paese ha così prosciugato i dollari americani e l’afflusso di valuta estera si è interrotto. E le banche libanesi hanno chiuso i battenti e limitato i prelievi dei clienti, racconta ancora The Independent. Come accade in questi casi, di fronte all’inevitabile mercato nero dei cambi, il valore di quella libanese è crollato. Ha perso almeno il 90% del suo valore.

L’esplosione al porto

L’incredibile, devastante e terribile esplosione al porto di Beirut dell’estate del 2020 non ha portato via solo la vita di almeno 200 persone e creato centinaia di migliaia di sfollati, lasciando una voragine di case, detriti e disperazione nel centro della città. Ha segnato un punto di non ritorno in un processo che sembrava già irreversibile.

In copertina EPA/Nabil Mounzer | Protesta a Beirut, Libano, 6 ottobre 2021.

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