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Assegno unico, ecco come cambierà la busta paga tra rischio ritardi e portafogli più leggeri

Da gennaio niente più detrazioni fiscali e assegni familiari, bonus bebé o incentivi comunali. L’assegno unico si baserà unicamente sul reddito Isee. Ma il passaggio dalle vecchie alle nuove misure (servizio Inps compreso) preoccupa

Gennaio 2022 segnerà l’ufficiale entrata in vigore dell’assegno unico e universale. Una misura che modificherà le buste paga dei lavoratori dipendenti con figli e che sostituirà a pieno quelle attualmente in vigore. Quindi niente più detrazioni fiscali e assegni al nucleo familiare, bonus bebè e incentivi comunali ma una prestazione sociale il cui importo si baserà unicamente sul reddito Isee (Situazione Economica Equivalente): sotto i 15 mila euro si tratterà di 175-180 euro a figlio, 250 euro dal terzo figlio in poi. Oltre i 40 mila euro di reddito Isee si scenderà fino a 40-50 euro a figlio. Un provvedimento che avrà evidenti conseguenze sulle buste paga dei dipendenti e non certo al rialzo: un genitore dipendente a tempo indeterminato con reddito superiore a quello del coniuge, due figli minori a carico di cui uno con meno di tre anni potrebbe ritrovarsi a fine gennaio una busta paga più leggera di circa 239 euro. A mancare saranno i circa 143 euro di detrazioni al 100% per i due figli e 75 euro di assegno familiare non più in vigore.


Come funzionerà

Oltre alle cifre previste in base all’indicatore Isee la misura presenterà altri aspetti da sapere. L’assegno unico di gennaio 2022 deciso dal governo Draghi premierà le famiglie con entrambi i genitori che lavorano. La legge delega introdurrà per i figli under 21 una maggiorazione per il secondo percettore di reddito, in modo tale da non disincentivare il lavoro femminile. Circa 30 euro, dunque, verranno aggiunti all’assegno unico delle famiglie con due genitori dipendenti. L’obiettivo è fare in modo che la nuova misura non diventi indirettamente un ulteriore disincentivo per le madri che intendono continuare a lavorare. Resteranno invece in vigore tutte le altre detrazioni fiscali per i familiari a carico e quelle per i figli con età superiore ai 21 anni per cui non è previsto l’assegno unico.


Sono considerati a carico tutti i familiari con reddito inferiore a 2.840,51 euro e solo per i figli di età inferiore a 24 anni il limite è elevato a 4 mila euro. Per i maggiorenni in ogni caso l’assegno unico sarà di importo ridotto fino a 21 anni con l’obbligo di essere inseriti in percorsi di formazione, avviamento al lavoro o liste di collocamento. La nuova misura poi cancellerà gli assegni per le famiglie numerose erogati dai Comuni, bonus bebé e premio alla nascita per i neo-genitori. A restare sarà il bonus nido e le altre maggiorazioni previste dalla nuova legge come quella per i figli disabili e per le giovani madri under 21.

Il rischio ritardi e il servizio Inps

Oltre all’alleggerimento della busta paga, i lavoratori potrebbero incappare in un altro rischio riguardante le tempistiche. «È plausibile», afferma Paola Mancini della Fondazione nazionale Consulenti del lavoro, «che i beneficiari ricevano il nuovo sussidio con diversi mesi di ritardo. Oggi detrazioni e Anf vengono erogati direttamente in busta paga dal datore di lavoro, il quale provvede poi al recupero, con un meccanismo che consente al dipendente di fruirne immediatamente. In futuro, l’ente erogatore sarà l’Inps che rischia di non riuscire a corrispondere le somme in tempi rapidi, anche perché necessita prima dell’Isee».

Senza contare i limiti riconosciuti allo stesso indicatore scelto: «Il filtro dell’Isee», spiega Mancini, «tiene conto di molteplici variabili oggi “ininfluenti” sulle misure in vigore (immobili, giacenze su conti correnti, assicurazioni, mezzi di proprietà, e così via), e per questo rischia penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali a cui sono ancorate le detrazioni». Ma secondo le stime del ministero delle Finanze il passaggio alla nuova misura dovrebbe risultare penalizzante «per un numero ridotto di famiglie», circa 200 mila nuclei, per i quali sarà prevista l’applicazione di una quota compensativa parziale che, per un certo periodo, verrà aggiunta all’assegno proprio allo scopo di rimborsare la differenza.

I possibili aiuti per un passaggio “indolore”

Il decreto legislativo che attua la legge delega per il riordino delle misure a sostegno delle famiglie potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già da questa settimana. Approvata lo scorso marzo con voto unanime del Parlamento, la legge avrà bisogno solo dal parere delle commissioni parlamentari competenti che entro 30 giorni dal Cdm dovranno consentire il via libera. Per la riforma voluta dal governo Draghi quindi i tempi sono stretti e quello che l’esecutivo cerca di trovare è il metodo migliore per gestire il passaggio dalle vecchie alle nuove misure. Queste le possibilità al vaglio:

  • Una delle idee è quella di lasciare in vigore ancora per alcuni medi gli assegni ai nuclei familiari dei lavorati dipendenti per evitare il pesante impatto sulle buste paga, in assenza anche di una veloce sostituzione con l’assegno unico. Un modo anche per dare tempo alle famiglie di procurarsi il proprio modello Isee e fare richiesta.
  • Il conguaglio degli importi potrebbe essere autorizzata soltanto a nuova misura autorizzata prevedendo così un automatismo anche per lavoratori autonomi, dipendenti, professionatisti e disoccupati senza indennità che in questi mesi hanno già chiesto il sussidio previsto a dicembre.
  • Altra ipotesi al vaglio del governo è quella di autorizzare le domenza con l’Isee 2020 scaduto, in attesa dell’aggiornamento della Dichiarazione Sostitutiva Unica e solo poi procedere con i conguagli.

Il timore è quello di perdite di reddito importanti per le famiglie proprio nel passaggio tra il vecchio e il nuovo: è per questo che la Consulta nazionale dei Caf ha chiesto un incontro immediato con l’Inps per il coordinamento rapido ed efficace nelle nuove operazioni. «Se non organizziamo bene il servizio rischiamo il caos», spiega il coordinatore Giovanni Angileri, «Non si può pensare di fare 9 milioni di Isee in un mese. Non abbiamo le strutture adeguate e neanche le risorse».

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