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Scandalo Unicamillus, al test per docenti il 40% passa con il massimo dei voti. L’università: «Siamo parte lesa»

L’ateneo parla di «significative anomalie statistiche nell’esito della prova» per il corso di specializzazione Tfa sostegno

Caos sui risultati dei test preselettivi dedicati ai docenti per il corso di specializzazione TFA (tirocinio formativo attivo) sostegno per la scuola secondaria di I e II grado svoltisi il 24 settembre e il 30 settembre 2021 all’Unicamillus, l’International Medical University, con sede a Roma. Una vera e propria batosta per gli aspiranti specializzandi che sono rimasti senza parole alla lettura dei risultati della prova scritta. Senza parole anche la stessa università che ha già presentato un esposto alle autorità competenti. L’ateneo parla già di «risultati non in linea con la media degli altri atenei» e di «significative anomalie statistiche all’esito della prova». Il Comitato Unicamillus, proprio per fare chiarezza, tira fuori i dati: su 1.519 candidati la graduatoria – uscita dopo 19 giorni «un tempo lunghissimo se si pensa che altre università lo hanno fatto in 48 ore» – ha visto ben «599 candidati ammessi», tutti con 30 (voto massimo). Dunque quasi «il 40 per cento del totale». Tutti gli altri, invece, sono rimasti fuori, anche i «149 candidati» che avevano ottenuto la bellezza di 29,5. Un punteggio altissimo. «Unico caso in Italia, basta analizzare i dati: al Foro Italico un solo 30 con il voto minimo di 21,50; all’Europea voto massimo 28 e voto minimo 19; alla Lumsa si parte da 28,50 fino a 17; a Tor Vergata il voto massimo è stato di 27 fino a 20,50; a Roma Tre si va dal 28,50 fino al 20», spiegano dal Comitato. «È chiaro che le anomalie risultano palesi e gravissime», concludono.


La difesa di UniCamillus

L’ateneo, intanto, si è difeso sostenendo che le procedure preselettive siano state commissionate a «una società esterna specializzata, leader nella gestione delle procedure concorsuali anche su scala internazionale». Peccato che, confrontando i risultati di questo test, con quello degli altri atenei, siano state riscontrate «significative anomalie statistiche». Decisamente «non in linea con la media degli altri atenei». Per garantire i partecipanti alle procedure, poi, l’università «si è immediatamente rivolta all’autorità giudiziaria». L’ateneo, dunque, dice di essere «parte lesa»,« così come i partecipanti alle selezioni di cui l’Ateneo comprende e condivide preoccupazioni e malumori». Nell’attesa che le autorità competenti si pronuncino, «l’attività di selezione dell’Ateneo procederà regolarmente, ferma restando un’opportuna riserva che potrà sciogliersi solo all’esito delle superiori verifiche».


La replica di Selexi

La società esterna Selexi, incaricata da UniCamillus di occuparsi delle procedure preselettive, ci scrive precisando che, «dietro richiesta della commissione esaminatrice, nominata direttamente da UniCamillus», ha «consegnato le prove, protette da password, con le risposte esatte posizionate in prima riga». Tra l’altro – continua la nota – «è stata Selexi, e non già UniCamillus, a riscontrare l’anomalia di detti risultati a fronte dell’esito dei concorsi svolti nelle altre università» (Selexi, infatti, ha gestito lo stesso concorso per «altre 26 università» tra cui Roma Tre e Tor Vergata). La società, poi, ha informato della «discrasia UniCamillus» invitandola «a dar corso a immediate verifiche di controllo». Per finire, il 14 ottobre anche Selexi ha depositato una denuncia-querela presso la Procura di Roma e, in una nota inviata a Open, «esclude totalmente ogni possibile coinvolgimento» nello scandalo.

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