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Variante Omicron, il Sudafrica attacca i Paesi che hanno chiuso le frontiere: «Restrizioni ingiustificate»

Il ministro della Salute: «Valutazioni troppo affrettate sul potenziale della nuova mutazione»

«Reazioni troppo istintive alla variante Omicron». Così il Sudafrica attacca i Paesi che hanno chiuso le frontiere, tra cui il Regno Unito, con l’accusa di aver «fatto valutazioni troppo affrettate sul potenziale della nuova mutazione». Il ministro della Salute Joe Phaahla durante una conferenza stampa ha affermato che il suo Paese ha agito in modo trasparente avvisando il mondo riguardo la variante B.1.1.529, rilevata dai suoi scienziati all’inizio di questa settimana. La risposta di altri Paesi, tra cui l’Italia, gli Usa, e per primo il Regno Unito, è stata quella di imporre restrizioni ai voli da e per la regione dell’Africa meridionale: «Restrizioni», secondo il ministro, «completamente ingiustificate e decise senza il minimo consulto delle autorità sudafricane».


Pochi giorni fa gli scienziati dell’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili del Sudafrica hanno identificato la nuova variante in un picco di casi nella provincia di Gauteng, che comprende le città di Johannesburg e Pretoria. Poche ore dopo essere stato informato, il governo sudafricano ha appreso che alcuni Paesi, incluso il Regno Unito, stavano imponendo restrizioni di viaggio temporanee. Da quel momento l’indignazione in Sudafrica è cresciuta: la speranza era in una tregua da restrizioni almeno per le feste natalizie, con l’obiettivo di dare nuova spinta a un turismo ormai in fortissima crisi.


«Non andiamo isolati ma aiutati»

Facendo eco all’irritazione delle istituzioni, Otto de Vries, CEO dell’Associazione degli agenti di viaggio dell’Africa meridionale, ha definito la decisione del Regno Unito una «reazione istintiva e ridicola che ha messo le compagnie aeree, gli hotel, le imprese di viaggio e i viaggiatori in una situazione difficile». L’impatto economico in effetti è stato istantaneo. La borsa di Johannesburg è scesa di quasi il 2% a mezzogiorno di venerdì 26 novembre. «Il mondo dovrebbe fornire sostegno al Sudafrica e all’Africa e non discriminare o isolare», ha twittato il professor Tulio de Oliveira, direttore del centro per la risposta e l’innovazione alle epidemie.

«Siamo stati molto trasparenti con le informazioni scientifiche. Abbiamo identificato, reso pubblici i dati e lanciato l’allarme mentre le infezioni stanno aumentando. Lo abbiamo fatto per proteggere il nostro Paese e il mondo nonostante la potenziale discriminazione di massa». Intanto nel paese soli il 35% degli over 12 è stato vaccinato, con un piano Covax e una campagna locale che procede a passi molto lenti. «Mentre il nostro lavoro di ricerca sulla variante continua, i sudafricani devono adottare tutte le misure per proteggersi dall’infezione da Coronavirus, a cominciare dalla vaccinazione contro il Covid-19», ha raccomandato il governo centrale tramite una nota.

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