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Di Maio, il salto mortale dai Gilet gialli a «voterei Macron». «Non ho problemi ad ammettere i miei errori passati»

Archiviata la stagione No vax, No euro e dei Vaffa, il ministro degli Esteri grillino si butta alle spalle anche la mitologica gita con Alessandro Di Battista in pellegrinaggio dai leader dei Gilet gialli

Se ancora c’era qualche legame con il passato grillino più battagliero, Luigi Di Maio stavolta potrebbe averli troncati praticamente tutti. L’ultima uscita del ministro degli Esteri arriva sulla Francia di Emmanuel Macron, fino a non tantissimo tempo fa una sorta di demonio politico da cui tenersi alla larga. In Francia Di Maio c’era andato addirittura in macchina, con il sodale di allora Alessandro Di Battista. Altri tempi, altre stagioni, altre battaglie. Era il febbraio 2019, il periodo più infuocato dei Gilet Gialli a cui il M5s dell’epoca sembrava in qualche modo aggrapparsi. Peccato però che gli stessi leader dei rivoltosi francesi, come Christophe Chalençon, avessero poi sempre tenuto una certa distanza con quella strana creatura politica italiana. Oggi però è tutto cambiato, lo stesso Di Maio non è più lo stesso di una volta. Prima l’alleanza di governo con la Lega, poi addirittura con i nemici storici del Pd. È addirittura andato ospite alla Festa de Il Foglio, giornale con il ministro grillino non è mai stato tenero.


Proprio lì Di Maio si ritrova a fare un bagno di umiltà: «Non ho nessun problema a mettere nero su bianco i miei errori del passato». A proposito del Trattato del Quirinale, sotto attacco dal fronte sovranista che lo vede come una trappola economico-politica di Parigi, Di Maio concentra tutto l’entusiasmo con cui la nuova classe dirigente grillina ha accolto quella firma: «Il Trattato del Quirinale è una grandissima opportunità per l’Italia e la Francia, ma anche per l’Europa, ad esempio sul tema dei migranti». Gli viene ricordato di quel viaggio nel paesino di Montargis per incontrare quel: «vento del cambiamento che arriva da oltre le Alpi». Ma anche lì Di Maio non fa una piega e rilancia: «Non voglio interferire con le lezioni francesi, ma io Macron lo voterei». Chissà se anche in questo caso, dalla Francia non arrivi un’altra frenata su questo nuovo abbraccio grillino.


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