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L’imperdibile intervista di Ibrahimovic ad Aldo Cazzullo: io, Berlusconi, Ronaldo, Maradona, Lukaku e tanto altro

L’infanzia complicata, la morte del fratello, l’attacco a Materazzi, il rapporto con Gattuso: il campione svedese si racconta. «Non credo in Dio, solo in me stesso. L’odio mi ha reso più forte»

L’infanzia complicata. Il rapporto con Silvio Berlusconi. Gli aneddoti su Romelu Lukaku e la stima per Ronaldo. C’è tutto Zlatan Ibrahimovic nell’intervista rilasciata dall’attaccante svedese al Corriere della Sera. Il primo ricordo dell’Ibrahimovic bambino, racconta il campione svedese ad Alzo Cazzullo, è «la Jugoslavia. Mi portavano da piccolo, in macchina, in treno. C’era ancora il comunismo. Un altro mondo». Ibrahimovic dice di essere stato «un bambino che ha sempre sofferto. Appena nato, l’infermiera mi ha fatto cadere da un metro d’altezza. Io ho sofferto per tutta la vita. A scuola ero diverso: gli altri erano biondi con gli occhi chiari e il naso sottile, io scuro, bruno, con il naso grande. Parlavo in modo diverso da loro, mi muovevo in modo diverso da loro». I genitori dei suoi compagni, racconta, «fecero una petizione per cacciarmi dalla squadra. Sono sempre stato odiato. Poi ho imparato a trasformare la sofferenza e l’odio in forza».


«Gattuso mi chiamava “brutto slavo”. Mi caricava»

Di Berlusconi, ex presidente del Milan in cui Ibrahimovic ha giocato dal 2010 al 2012 prima di tornare nel 2020, l’attaccante 40enne dice: «Troppo simpatico. Una domenica sono in tribuna a San Siro, mi fa sedere accanto a lui. Poi mi fa: “Ibra, ti dispiace scalare di un posto? Sta venendo una persona molto importante”. Io scalo, scala anche Galliani. Penso che stia arrivando un politico. Invece arriva una donna bellissima, su tacchi impressionanti. Berlusconi mi strizza l’occhio: “Persona molto importante…”. E forse per lui lo era davvero». Della sua militanza in rossonero, Ibra ricorda così il rapporto con Gennaro Gattuso: «Con Rino ci caricavamo a vicenda. Lui mi chiamava “brutto slavo”, io lo infilavo a testa in giù nei bidoni della spazzatura».


«Materazzi? Entrava per fare male»

Dal Milan all’Inter, Ibrahimovic riserva parole dure nei confronti dell’ex difensore nerazzurro Marco Materazzi: «Entrava da dietro per fare male; e noi calciatori capiamo subito quando uno entra per fare male o semplicemente entra duro, come Chiellini, come Stam, come Maldini…». Con Materazzi, dice Ibra, «avevo un conto aperto da anni. L’ho saldato in un derby. Quello entra a piedi levati, io salto, lo evito, e lo colpisco con una gomitata alla tempia. Pippo Inzaghi commentò: “Il più bel derby della mia vita: 1 a 0, gol di Ibra, Materazzi in ospedale”. Ovviamente stava scherzando».

«Lo scontro con Lukaku? Chiesi agli amici di pregare per me»

Lo svedese poi torna sull’episodio che lo ha visto scontrarsi con l’attaccante nerazzurro Lukaku: «Derby di Coppa Italia. Lui litiga prima con Romagnoli, poi con Saelemaekers; io intervengo per difendere i compagni, e Lukaku mi attacca sul piano personale. Da restare choccati. Eppure eravamo stati compagni al Manchester». Ibra ai tempi gli aveva proposto una scommessa, 50 sterline per ogni stop sbagliato: «Era un modo per farlo migliorare. E comunque la scommessa lui non l’ha accettata. Lukaku ha un grande ego, è convinto di essere un fuoriclasse, ed è davvero forte. Ma io sono cresciuto nel ghetto di Malmoe, e quando qualcuno mi viene sotto a testa bassa, lo metto al suo posto. Così l’ho colpito nel suo punto debole: i rituali della mamma. E lui ha perso il controllo. Anche se mi è rimasto un dubbio atroce. Quel derby l’abbiamo perso. Io sono stato espulso. Poi mi sono infortunato. Sono successe un sacco di cose storte. Vuoi vedere che il rito Lukaku me l’ha fatto davvero? Così ho chiesto agli amici credenti di pregare per me».

«Volevo andare al Napoli, poi cacciarono Ancelotti»

Ibrahimovic, in Dio, dice di non credere: «Credo solo in me stesso». Anche se il giocatore più forte della storia del calcio, per lui, è un altro: «Ronaldo il Fenomeno. Da piccolo lo imitavo». Quanto a Diego Armando Maradona, «è un mito. Vedendo un documentario su di lui avevo deciso di andare al Napoli, per fare come Diego: vincere lo scudetto». Ai tempi Ibra era a Los Angeles: «Ma ero stanco dell’America. Pensavo di smettere. Mino mi disse: sei matto, tu devi tornare in Italia. Con il Napoli era fatta; ma poi De Laurentiis cacciò Ancelotti. Allora chiesi a Mino: qual è la squadra messa peggio, che io posso cambiare? Rispose: ieri il Milan ha perso 5 a 0 a Bergamo. Allora è deciso, dissi: andiamo al Milan».

«La sofferenza di mio padre e la morte di mio fratello»

Nell’intervista al Corriere, Ibrahimovic parla di passato e futuro. Ricorda gli anni dell’infanzia. «Mio padre ne soffriva tantissimo. Ogni giorno arrivava la notizia della morte di una persona che conosceva. Lui aiutava i rifugiati. Però cercava di tenermi al riparo. Ha sempre tentato di proteggermi. Quando morì sua sorella, in Svezia, non mi lasciò andare all’obitorio. Però, quando è morto mio fratello Sapko, di leucemia, io c’ero. E mio fratello mi ha aspettato, ha smesso di respirare davanti a me. L’abbiamo sepolto con il rito musulmano. Papà non ha messo una lacrima. Il giorno dopo è andato al cimitero e ha pianto dal mattino alla sera. Da solo». Guardando al futuro, dice che non sa se farà l’allenatore: «E’ così stressante… Farò qualcosa capace di darmi adrenalina. Ma finché reggo, faccio il centravanti. Voglio giocarmi lo scudetto fino all’ultima giornata. E andare al Mondiale in Qatar».

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