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Caso Ciro Grillo, spariti 25 foto e video di quella notte dai cellulari degli indagati

A denunciare i “buchi” nei dati è Alessandro Borra, esperto di informatica forense che affianca Giulia Bongiorno nella difesa della presunta vittima di violenza sessuale

La procura di Tempio Pausania, titolare dell’inchiesta sul possibile stupro di gruppo perpetrato da Ciro Grillo e tre suoi amici, ha preso atto dell’esistenza di «file mancanti» sui cellulari degli indagati. Ma la difesa della ragazza, dice che esistono almeno «25 video e immagini» che avrebbero un peso rilevante per la ricostruzione della notte del 17 luglio 2019. I filmati, probabilmente cancellati nell’arco del mese successivo alla registrazione, sono ritenuti «irrecuperabili» da Alessandro Borra, esperto di informatica forense che lavora insieme alla legale della giovane, Giulia Bongiorno. Il 17 settembre 2019 scriveva che «ci sono segni di recenti interventi sul cellulare in uso a Edoardo Capitta». Ancora oggi manca una data precisa della cancellazione di quei contenuti, ma ad alimentare i sospetti nel consulente informatico è la sequenza numerica dei file, che si interromperebbe proprio nel momento in cui si sarebbe consumata la possibile violenza sessuale. I file precedenti e quelli successivi, con i rispettivi codici numerici, invece, sarebbero stati acquisiti dagli inquirenti.


«Non tutto ciò che è stato perduto dalla memoria del telefono è recuperabile, alcune parti sono state sovrascritte – ammette Mauro Sanna, consulente dei pm – una nuova estrazione potrebbe far recuperare altri dati, ma non è detto che siano pertinenti per le indagini». Per gli avvocati che seguono il figlio del fondatore del Movimento 5 stelle e i suoi amici, invece, quello dei filmati mancanti non costituirebbe un limite per disegnare il quadro di quella notte. «Video della serata sono stati ritrovati», dicono, alludendo al fatto che se ci fosse stato un tentativo di far sparire file rilevanti per le indagini, si sarebbe proceduto a eliminare tutte le foto e i video finiti poi agli atti.


Il dubbio, tuttavia, resta e coinvolge anche il fascicolo aperto dai magistrati per l’accusa di revenge porn: dalle carte risultano essere stati rimossi dai cellulari alcuni dei file scambiati tra i ragazzi. Nelle chat intercettate a partire dal mese di agosto 2019, infatti, i giovani coinvolti nell’inchiesta manifesterebbero in diverse occasioni l’intenzione di scambiarsi i video di quella notte. Quei video, però, non sono stati mai rinvenuti sui loro cellulari e nessuno, ad oggi, è riuscito a provare che il trasferimento dei file sia effettivamente avvenuto, rendendo difficile l’applicazione della legge che punisce la diffusione di immagini a contenuto sessuale senza il consenso delle persone riprese.

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