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Suppletive di Roma, l’entusiasmo (fuori luogo) dei renziani: «Valiamo il 13%»

Seguendo lo stesso ragionamento, il Partito democratico dovrebbe conquistare il 59% dei consensi alla prossima tornata elettorale. Ma i seggi di Roma centro non sono lo specchio dell’Italia

Il Partito democratico esulta per la vittoria di Cecilia D’Elia alle suppletive di Roma centro: con il 59,4% dei consensi, siederà lei nel seggio alla Camera lasciato libero da Roberto Gualtieri, diventato sindaco della Capitale. «È un gran bel segnale, ottimo viatico per una settimana importante», ha commentato il segretario Dem Enrico Letta. Ma c’è un altro partito che commenta con toni altrettanto trionfali il risultato di ieri, 16 gennaio. È Italia viva, che sosteneva il 33enne Valerio Casini. «Ci prendevano in giro sul 2%. Poi mettiamo il simbolo di Italia viva alle politiche di Roma 1 e prendiamo il 13% – ha scritto Matteo Renzi -. Italia Viva vale il 13%, chi vive di sondaggi non vale niente».


Una pioggia di tweet

Ma la batteria di post, tweet e commenti di giubilo non si ferma al leader toscano. Ettore Rosato, deputato triestino e presidente del partito, ha dichiarato: «I primi dati, nonostante la bassa affluenza – gli aventi diritti presentatisi alle urne sono stati l’11,3% -, segnano un risultato straordinario per Italia viva nelle suppletive di Roma. I sondaggi ci davano al 2%, gli elettori, nel primo test politico con il nostro simbolo, oltre il 12%». L’esponente di punta romano del partito, Luciano Nobili, ha dedicato l’esito a Giuseppe Conte: «Italia viva al 13%» con tanto di emoji a forma di cuore. Alessio De Giorgi, guru della comunicazione renziana e vicedirettore della neonata Radio Leopolda si è spinto ad annunciare «un anno di sorprese bellissime».


Così la viceministra alle Infrastrutture Teresa Bellanova: «Nonostante la bassa affluenza, Italia viva segna un risultato straordinario raggiungendo una percentuale a due cifre. Un risultato che dovrebbe far riflettere chi con troppa arroganza ha continuato a ripetere il mantra del 2%». Più laico nel giudizio Carlo Calenda, leader di Azione e alleato del giovane renziano nella tornata delle suppletive. «Complimenti a Valerio Casini che alle suppletive di Roma ha fatto un ottimo risultato e buon lavoro a Cecilia D’Elia che le ha vinte». Invero, tutte le forze politiche – eccetto quando le sconfitte sono sonore – corrono ad attribuirsi una qualche vittoria.

La conta dei voti

Nel caso delle suppletive di Roma, però, sarebbe innanzitutto da segnalare che i soggetti politici non sono riusciti a portare ai seggi più di un elettore su dieci: il 90% degli aventi diritto si è mostrato disinteressato dalla tornata. Vero, c’è da considerare la preoccupazione per la recrudescenza pandemica, ma il Coronavirus non è sufficiente a spiegare il tracollo della partecipazione: 21.010 romani sui 185.394 residenti nel collegio di Roma centro. Il trend dell’affluenza in calo, poi, ha coinvolto Casini in prima persona: alle Comunali dello scorso autunno, il candidato renziano aveva raccolto 3.320 preferenze. Alle suppletive, invece, ai seggi hanno votato per lui 2.690 cittadini. Un ultimo appunto: occhio agli esponenti di Italia viva che fanno passare l’idea che il loro partito o, in generale, la compagine di centro dei riformisti possa valere il 13% della fetta elettorale. D’Elia ha sfiorato il 60% dei consensi e, riportando lo stesso ragionamento, dovremmo aspettarci una maggioranza bulgara del Pd alle prossime elezioni. Ma sappiamo che non andrà così.

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