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Caso Report, Ranucci attacca il Riformista che pubblica una sua rettifica. Ma non è un passo indietro: lo prevede la legge

Tutta la vicenda è iniziata il 10 febbraio, quando il quotidiano ha pubblicato un articolo dal titolo “Così lavora Ranucci: fatture false, latitanti, dossier di fango e 007 amici”

Nell’edizione di oggi, 22 febbraio, la testata Il Riformista ha pubblicato una lettera di rettifica scritta da Alessio La Pegna, l’avvocato difensore di Sigfrido Ranucci, conduttore e autore del programma televisivo Report, in onda su Rai 3. La rettifica pubblicata da Il Riformista, è l’ultimo capitolo di una serie cominciata il 10 febbraio quando con firma di Aldo Torchiaro il quotidiano guidato da Piero Sansonetti ha pubblicato Così lavora Ranucci: fatture false, latitanti, dossier di fango e 007 amici. La rettifica firmata da Alessio La Pegna riguarda un contenuto specifico: un video del 2014 pubblicato il 14 febbraio da Il Riformista nell’articolo Sigfrido Ranucci: “Se vuoi lo chiamo subito, è collegato coi servizi segreti”.


Nel video, girato all’insaputa di Ranucci, si vede il futuro conduttore di Report parlare con una fonte per avere delle informazioni. Secondo quanto riporta l’avvocato di Ranucci, «Il video diffuso sul sito web de Il Riformista in data 11 / 2 /2022 costituisce un estratto di un più ampio colloquio, il cui contenuto può essere correttamente interpretato solo nel contesto nel video mandato in onda nel servizio di inchiesta L’Arena della puntata di Report del 7/4/2014. Dalle registrazioni diffuse non emerge alcuna condotta illecita da parte del dott. Ranucci».


Dopo la pubblicazione dell’articolo, il conduttore di Report ha commentato su Twitter: «”Quello su Ranucci era uno scoop, anzi no” @ilriformista dopo 10 giorni di bufale rettifica». In realtà, la pubblicazione della rettifica sul giornale è un atto dovuto, come specificato nell’articolo 8 delle Disposizioni sulla stampa, legge n.47 dell’8 febbraio 1948. «Il direttore, o comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità».

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