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Fine dell’emergenza Covid, è caos nelle scuole. I sindacati: «Troppi vuoti normativi e mancano i fondi»

I docenti No vax non possono tornare in classe, ma per quelli assunti coi fondi Covid i soldi rischiano di non bastare. L’allarme di DirigentiScuola e Flc Cgil

Con la fine dell’emergenza Covid sono scattate da oggi, 1 aprile, le nuove regole per contenere la pandemia, con relativo nuovo decreto. Nelle scuole, però, normative e indicazioni controverse lasciano spazio a più interpretazioni e il rischio caos è dietro l’angolo. DirigentiScuola, il sindacato dei presidi, lancia l’allarme e denuncia: «Siamo davanti all’ennesimo pasticcio normativo». La prima normativa che sta generando diversi problemi è quella relativa al rientro del personale non vaccinato e l’obbligo – secondo quanto previsto dall’articolo 8, comma 3 del dl. 24 marzo 2022, n .24 – da parte del dirigente scolastico di «utilizzare il docente inadempiente in attività di supporto all’istituzione scolastica». Quest’ultima questione è stata poi ripresa da una nota del Miur del 28 marzo in cui viene specificato che «il personale non vaccinato potrà essere impegnato nello svolgimento di altre funzioni, quali le attività di carattere collegiale, di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione». Il personale non vaccinato dovrà quindi presentarsi a scuola, ma non potrà andare in classe, e svolgerà attività di supporto che non prevedono il contatto con gli alunni e il resto del personale. Resterà, però, l’obbligo del green pass base. «Qualora il personale non volesse presentare neanche l’esito negativo del tampone – spiega la sindacalista della Flc Cgil Anna Maria Santoro a Open – il preside sarà legittimato a non permettere neanche l’accesso a scuola.»


Personale non vaccinato: obbligo di servizio a 36 ore?

Dall’1 aprile i docenti non vaccinati che potranno tornare a scuola, ma che risultano temporaneamente non idonei all’insegnamento, verranno inquadrati in un ruolo diverso, quello del personale tecnico e amministrativo, detto ATA, con conseguente estensione della prestazione lavorativa a 36 ore settimanali. Ma secondo Fratta di DirigentiScuola l’estensione dell’orario proprio a personale apertamente No vax sarebbe più un problema che un reale aiuto.


«Non ci sono abbastanza fondi per i contratti»

E se i docenti No vax non possono tornare in classe, rischiano di lasciare gli alunni anche docenti e personale Ata in supporto che erano stati contrattualizzati con i fondi dell’emergenza. Il sindacato Flc Cgil accusa il Governo di aver già messo in conto di ampliare le spese militari, mentre si fatica a rinnovare i contratti dell’organico Covid. «Ci sono arrivate segnalazioni da più regioni – ci spiega Santoro – di insufficienze economiche, soprattutto per il pagamento dei contratti Covid. Il Ministero, però, ieri ha fatto una comunicazione chiarendo che i soldi ci sono e verranno erogati. Vedremo come si evolverà la situazione, ma le scuole sono in allarme». La Flc denuncia anche che il nuovo decreto sottrae risorse alle singole scuole per coprire parte della retribuzione dei supplenti che sostituiscono in classe i colleghi non vaccinati e non prevede la sostituzione del personale ATA non vaccinato. Inoltre «i fondi per pagare i supplenti del personale No vax che non rientra in classe, – continua la sindacalista – sono presi dal contratto nazionale, dai contratti di scuola, e questo non si è mai visto.»

«Poca chiarezza su più fronti del decreto»

La sindacalista Anna Maria Santoro spiega poi che «il vero problema di questo decreto è l’insufficienza di comunicazione da parte del Ministero, che non dà indicazioni puntuali alle scuole su come gestire le persone fragili, i non vaccinati, il rifornimento delle mascherine, e i protocolli di sicurezza». Inoltre, conclude Santoro, la legge ha parlato solo dei docenti che non si vaccinano, ma gli altri, ad esempio gli ATA che fanno l’assistenza ad alunni disabili non sono menzionati, nonostante entrino in contatto fisico con gli studenti.

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