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Siena, ex studentessa denuncia il suo professore: «Molestata per anni ma lui è ancora al suo posto»

La ragazza ha chiesto aiuto all’associazione «Donna chiama donna». Nessun provvedimento è stato preso in questi anni nonostante le segnalazioni all’istituto

Un professore di un liceo di Siena avrebbe molestato per anni le sue studentesse con apprezzamenti sessuali e attenzioni non richieste. Nonostante la segnalazione alla dirigenza della scuola e una denuncia alla Procura, sarebbe ancora in servizio. La vicenda è emersa oggi 22 aprile durante una conferenza stampa del centro antiviolenza «Donna chiama donna» di Siena, a cui un’ex studentessa del liceo si è rivolta per chiedere aiuto a denunciare le molestie. L’associazione ha raccontato di aver segnalato il caso all’istituto, alla direzione scolastica regionale e a quella provinciale il 27 gennaio scorso attraverso una pec. Pochi giorni dopo anche 49 studentesse e studenti hanno sollecitato con una lettera un provvedimento da parte della dirigenza del liceo, che però non ha intrapreso nessuna azione nei confronti del professore, ma ha solo segnalato il caso alla Procura di Siena, dopo ulteriori solleciti da parte dell’associazione.  


Le molestie in un video diffuso due anni fa

A sostegno della testimonianza della ragazza, vittima di molestie almeno a partire dal 2015, un video realizzato e diffuso due anni fa da lei e da alcune compagne, in cui è documentata la violenza verbale e psicologica perpetuata dal professore. «Il video esprime il dolore e il disagio di quelle ragazze per ciò che subivano: battute a sfondo sessuale, apprezzamenti espliciti anche durante le interrogazioni, gesti e contatti fisici equivoci, commenti continui alle foto pubblicate sui social», ha spiegato l’associazione. «Il professore aveva comportamenti sessualmente molesti e inadeguati con le studentesse – denuncia la onlus, assistita dall’avvocato Claudia Bini -. Eppure è rimasto al suo posto, libero di molestare le studentesse o di farle sentire in colpa per non averlo lasciato fare». E l’associazione chiama in causa anche l’istituto, che avrebbe «finto di non vedere, che fosse normale, che fosse un gioco e non una violenza. Perché forse, se la scuola fosse intervenuta per tempo, il professore si sarebbe fermato senza bisogno di azioni legali e non ci sarebbero così tante studentesse ferite dalle sue molestie e dalle sue manipolazioni psicologiche».  


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