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I 9 carabinieri accusati di corruzione e spaccio a Latina: «Mi facevano vendere la droga sequestrata»

Le accuse di un pentito su esponenti dell’Arma che così avrebbero arrotondato gli stipendi. Ma il Gip non lo ritiene credibile

A Latina undici persone, tra cui nove carabinieri, sono indagate per reati che vanno dalla corruzione allo spaccio dalla Dda dopo le rivelazioni del pentito Maurizio Zuppardo. Ma per sei di loro l’arresto chiesto dai pubblici ministeri è stato negato dal giudice per le indagini preliminari. Ora si attende la decisione del tribunale del riesame. Quello su cui indagano il procuratore Giuseppe De Falco e il sostituto Valentina Gianmaria è un sistema che sarebbe andato avanti per ben undici anni, come fa sapere oggi Repubblica in un articolo a firma di Clemente Pistilli. Zuppardo ha descritto così l’accordo che aveva con uno degli indagati: «Io davo le dritte a lui, lui faceva il sequestro, a me me dava un quantitativo». La droga sottratta ai sequestri gli veniva consegnata nella caserma “Vittoriano Cimmarrusti”: «C’era il solito mobiletto con il cassettino della droga, dove loro mi davano sempre quello che sequestravano».


Secondo Zuppardo il sistema funzionava così: «Un carabiniere può guadagnà 1.400-1.500 euro al mese, non puoi farti nel 2008 una Golf ultimo tipo che costa 30-40mila euro e una casa nuova. Ogni volta che andava a sequestrà lui qualcosa spariva la roba, sparivano i soldi e la cocaina». In alcune intercettazioni depositate dalla procura gli indagati sembrano ammettere l’esistenza di un accordo: «Con Zuppardo si pesava», ha detto un vice-brigadiere parlando con un comandante. Il gip non ha però ritenuto attendibile il pentito. L’Arma ha tolto gli incarichi operativi agli indagati. Ora il tribunale del riesame deciderà.


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