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Basket, lo schiaffo del coach alla giocatrice per un errore: lui si scusa. La mamma della ragazza lo difende – Il video

Cresce la protesta di politici e organizzazioni sportive che chiedono la radiazione del coach. Il capo della Federbasket Petrucci ha sollecitato la giustizia sportiva per fare luce sulla vincenda

«Sono stato protagonista di un episodio spiacevole e mi scuso per quanto è successo», ha detto Luciano Bongiorno, l’allenatore della Basket Roma, squadra di basket femminile di Serie B. Il coach è finito al centro delle polemiche per un episodio avvenuto ieri a Rieti, durante la finale per il terzo e quarto posto di basket femminile di serie B, e documentato da un video diventato ormai virale. Nella breve clip si vede l’allenatore della Basket Roma, Luciano Bongiorno, dapprima rimproverare una delle sue giocatrici, una 17enne, per uno sbaglio commesso in campo, poi darle un forte schiaffo dietro la nuca. Il gesto, avvenuto davanti ad alcuni genitori presenti sugli spalti, è stato subito denunciato, generando una valanga di critiche e indignazione nei confronti del coach sulla pagina Facebook della squadra di basket.


La difesa

Ma l’allenatore si difende: «Conosco l’atleta in questione da quando aveva sei anni e sono entrato in campo a gioco fermo per spronarla, con un linguaggio del corpo troppo violento e facendo un gesto che dalle immagini appare diverso da quello che in effetti è stato, ovvero una pacca sulla coda dei capelli; non c’era nessun intento diverso, nessuna intenzione di colpirla in alcun modo», ha spiegato in una nota. «Faccio l’allenatore da 32 anni e non mi è mai successo niente del genere. Il Basket Roma è una società sana e rispettosa di determinati valori e completamente estranea ad atteggiamenti del genere», ha aggiunto. In difesa dell’allenatore è intervenuta anche la madre della giocatrice coinvolta, che si è detta amareggiata per il giro del web che stanno facendo le immagini della partita: «Mia figlia è molto tranquilla, e questo è quello che conta per me. Conosciamo Luciano da quando aveva sei anni, età in cui ha iniziato l’attività di minibasket, abbiamo un ottimo rapporto e lui per mia figlia è come un secondo papà», ha spiegato.


«Alla fine della partita con Luciano ci siamo confrontati su quanto accaduto convenendo che non sono gesti belli da vedere, e possono essere fraintesi da chi non conosce il rapporto che c’è tra di noi. Preciso anche, essendo stata presente all’incontro, – ha aggiunto – che non è stato un ceffone, ma una pacca sulla coda. Quindi vi pregherei di interrompere questa tempesta mediatica che non giova a nessuno». Nella stessa nota, però, la società condanna il gesto «deplorevole», scusandosi per quanto accaduto e chiedendo di rispettare la privacy dell’atleta e della sua famiglia.

La richiesta di provvedimenti

La vicenda non è rimasta circoscritta ai commenti sui social: a chiedere provvedimenti concreti Differenza donna Aps e Assist associazione nazionale atlete, che hanno richiesto «l’immediato intervento del presidente della Federazione Pallacanestro, Giovanni Petrucci e del presidente del Coni Giovanni Malagò, perché l’allenatore venga immediatamente radiato e non abbia più modo di esercitare la professione». «Per noi di Associazione Differenza Donna è evidente che questo gesto – dice Elisa Ercoli, presidente dell’associazione – non rappresenti lo sport e ciò che esso significa per la crescita di tutti e tutte. Non è sport, ma è violenza». Anche Luisa Rizzitelli, presidente di Assist ha parlato di «una bruttissima pagina di sport, vergognosa e inaccettabile, che non può che prevedere provvedimenti immediati ed esemplari».

Il commento della Federbasket

Nel pomeriggio di oggi, 23 maggio, è arrivata anche l’attesa reazione del presidente della Federbasket, Giovanni Petrucci: «Ho, doverosamente, attivato la Procura federale. La violenza è esecrabile e non appartiene al nostro sport e alla nostra cultura. Condanniamo senza esitazione quanto accaduto», ha detto Petrucci, condannando l’accaduto. «Schiaffeggiare una propria atleta non è mai giustificabile e non appartiene allo sport, alla pallacanestro e al mio modo di concepirlo. Questo gesto squalifica chi l’ha compiuto, sia come persona, sia come allenatore. Il rispetto deve essere al primo posto nei valori di chi fa sport, in particolare nei rapporti tra allenatori e giocatori, perché educare significa comprendere», ha continuato, non facendo però alcun riferimento alla richiesta di radiazione avanzata dalle associazioni.

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