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L’Antimafia perquisisce Report per l’inchiesta sull’attentato a Falcone a Capaci

Un servizio di Mondani ha raccontato ieri che anche l’estremista di destra Stefano Delle Chiaie si trovava sul luogo dell’attentato. Ranucci: «Perquisizione decisa tre giorni prima del servizio»

Una perquisizione della Direzione Investigativa Antimafia è in corso presso l’abitazione dell’inviato di Report Paolo Mondani e la redazione della trasmissione di Sigfrido Ranucci. Lo fa sapere il conduttore: «Il motivo – dice Ranucci – sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l’inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell’attentato di Capaci». «Gli investigatori cercano atti e testimonianze su telefonini e Pc», aggiunge Ranucci. Il servizio di Mondani racconta che «a Capaci Cosa Nostra non ha agito da sola: estremisti di destra e uomini di mafia, secondo testimoni e documenti ritrovati, sarebbero stati di nuovo insieme, dopo gli anni della strategia della tensione, in un abbraccio mortale costato la vita ai giudici Falcone e Borsellino. I due magistrati avevano il quadro completo».


Il procuratore di Caltanissetta: «L’inchiesta punta a verificare la genuinità delle fonti, il giornalista non è indagato»

A seguito dell’annuncio di Ranucci, il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha dichiarato che l’inchiesta sul contenuto della trasmissione Report, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di «un giornalista che non è indagato», punta a «verificare la genuinità delle fonti». Il procuratore di Caltanissetta ha poi spiegato che la «perquisizione non riguarda in alcun modo l’attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente a una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario». Il procuratore De Luca, ha aggiunto che «secondo quanto accertato da questo Ufficio in un’occasione, il giornalista avrebbe incontrato il luogotenente in congedo Giustini non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in suo possesso in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie informazioni da rendere a questa Procura».


Il procuratore di Caltanissetta ha aggiunto che è dunque necessario «verificare la natura di tale documentazione posta in lettura al Giustini, che presumibilmente costituisce corpo del reato di rivelazione di segreto d’ufficio relativo all’attività di altra autorità requirente: tale accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell’importanza che Giustini attribuisce a tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest’ultimo in materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell’Arma all’Autorità Giudiziaria di Palermo».

La vicenda

La vicenda raccontata da Report parte da un pentito e da una testimone che dicono di aver visto l’estremista di destra Stefano Delle Chiaie a Capaci un mese prima della strage. Er Caccola (soprannome che gli venne affibbiato da ragazzino a causa della bassa statura) è morto nel 2019 senza mai aver ricevuto una condanna su questi fatti, così come è stato assolto nei processi sulle stragi italiane. Il pentito che ha parlato di lui si chiamava Alberto Lo Cicero e non era un “punciuto”. Su altre questioni è stato ritenuto inattendibile dai magistrati. La testimone si chiama invece Maria Romeo. Dichiarazioni fatte in colloqui investigativi non utilizzabili processualmente dicono che Delle Chiaie incontrava in quei giorni un boss della mafia e poi cercava esplosivo in una cava. I primi racconti risalgono al 1992 e arrivano molto probabilmente dalla compagna del pentito, che poi li ha reiterati nel 2006.

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