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Gli ultimi giorni in cella del boss Di Lauro prima di morire, giallo sul suicidio: «Di giorno farneticava, di notte ululava. Fumava 100 sigarette al giorno»

L’uomo, secondo i suoi legali, era da tempo in uno stato di grave decadimento psicofisico

Rimane tutta da chiarire la causa della morte del boss della Camorra Cosimo Di Lauro. L’ipotesi del suicidio al momento non trova riscontro, dato che sul cadavere non appaiono traumi che riconducano a una morte violenta. Resta sul tavolo l’ipotesi dell’avvelenamento, ma si propende per una morte per cause naturali. Per fare chiarezza, il corpo verrà sottoposto a un’autopsia giovedì 16 giugno nell’ambito del fascicolo che il pm Roberto Fontana ha aperto per omicidio colposo – un atto che lui stesso ha definito «prudenziale» – e una consulenza legale e tossicologica per venire a capo del decesso. Il più giovane e noto capoclan di Napoli è morto nella notte tra il 12 e il 13 giugno, ma il decesso è stato segnalato alle 7.10 del mattino.


Di Lauro, figlio di Paolo detto «Ciruzzo o’ milionario», viene ritenuto l’autore della prima faida di Scampia, che nel 2004 tolse la vita a decine di persone. Il boss – che ha ispirato il personaggio di Genny Stavastano nella serie Gomorra – era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Massimo Marino, avvenuto l’11 dicembre 2004, oltre a quello di Mariano Nocera, “scissionista” che non seguì le direttive del boss, avvenuto il 2 settembre 2004.


Farneticava e ululava di notte

Di Lauro, riporta l’Ansa citando uno degli avvocati, si trovava in un grave stato di decadimento psicofisico durante i suoi ultimi giorni al 41bis del carcere di Opera, a sud di Milano. Da quanto emerge dai racconti del legale, faticava a parlare, e di notte ululava. Nella sua cella in isolamento fumava fino a 100 sigarette al giorno, non si lavava, e passava tutto il tempo a letto. Secondo gli avvocati del boss – in carcere dal 2005 – dal 2008 Di Lauro non era in grado di sostenere i processi. Quando lo incontrarono l’ultima volta, nel 2019, lo fecero in seguito a una lettera inviata dal «principe» – così era soprannominato – dove però non c’era scritto nulla. Durante l’incontro, il boss non riuscì a formulare il motivo di quel gesto e si congedò dichiarando di dover presentarsi a «una riunione importante con alcuni imprenditori che doveva sostenere nella veste di capo di un mondo parallelo». Le autorità giudiziarie hanno sempre ritenuto che il farneticare di Di Lauro fosse finzione.

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