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Plastica, in Italia quella riciclata cresce del 17%, il fatturato vale un miliardo

La crescita nel 2021 ha riguardato soprattutto gli impianti del Nord Ovest, a partire dalla Lombardia. In Europa la plastica riciclata italiana è considerata top per qualità

I rifiuti sono oggetto di costanti tensioni sociali, specie quando ci si dirige verso il centro sud del paese, capitale compresa. Eppure i dati sul riciclo non sono negativi, anzi. E’ stato appena pubblicato un report che racconta come i volumi in output degli impianti di riciclo post-consumo nel 2021 siano aumentati del 17% rispetto all’anno precedente, con una crescita del 67% del fatturato dell’industria nazionale del riciclo meccanico delle materie plastiche che, nel 2021, ha raggiunto quasi il miliardo di euro. I risultati migliori sono nel Nord Italia, ma il flusso è positivo un po’ ovunque. Se il 2020, a causa del lockdown, era stato un anno di calo, il 2021 vede i riciclati prodotti aumentare il loro valore, , dice il rapporto Plastic Consult elaborato per Assorimap (l’Associazione Nazionale delle imprese che riciclano le materie plastiche). E’ aumentato il volume dei prodotti, e c’è stato un incremento dei prezzi di vendita, prima per l’aumento dei costi delle materie prime e poi per quello dell’energia.


La maggior parte dei riciclati prodotti (30% del totale) è il PE flessibile (il polietilene utilizzato principalmente per gli imballaggi flessibili) seguito dal PET (bottiglie e vaschette) e dal PE rigido (flaconi), entrambi intorno al 20%. Le quote minoritarie sono relative al polipropilene, ai misti poliolefinici e agli altri polimeri. Anche il dato della provenienza è interessante perché le fonti sono quasi sempre post-consumo da rifiuti urbani. Insomma la raccolta differenziata funziona abbastanza bene, tenendo conto che la qualità media del rifiuto selezionato (balle di bottiglie) è al top in Europa. La maggior parte degli impianti di riciclo meccanico censiti (oltre il 40% del totale) è concentrata nel Nord Ovest, in particolare in Lombardia. Segue il Nord Est con poco più del 25%, mentre, nel Sud e nelle isole, la percentuale si attesta al 20% e solo al 10% nel Centro Italia.


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