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Caldo e siccità: così i ghiacciai d’Italia rischiano l’effetto Marmolada a causa del cambiamento climatico

Dal 1970 ad oggi il volume è diminuito del 30%. La temperatura dell’arco glaciale alpino è aumentata di due gradi. Il disastro è alle porte

Il disastro della Marmolada ci mette di fronte a un fatto: i ghiacciai sono sempre più deboli, e sempre meno estesi. Al momento del distacco del seracco sulla regina delle Dolomiti c’erano 10 gradi sopra lo zero. Solo una delle manifestazioni di una temperatura eccessiva che mette a rischio buona parte dei 903 ghiacciai italiani, molti dei quali sotto i 4000 metri di quota. In Italia la superficie totale dei ghiacciai è 369 chilometri quadrati, il 13% in meno che nel 2010. Rispetto al 1970, la diminuzione è del 30%. A metà 1800 era di oltre 700 chilometri quadrati. Negli ultimi 10 anni, il ritiro medio è stato dell’1,1% annuo, spiega La Stampa. Dal 1850, la temperatura lungo l’arco glaciale alpino è aumentata di 2 gradi. «Se pensiamo alle Alpi orientali, alla Marmolada, sono tutti ghiacciai che andranno irrimediabilmente a sparire», spiega il glaciologo del Cnr Carlo Barbante.


Entro il 2050 la portata dei fiumi sarà dimezzata

Il problema si ripercuoterà inevitabilmente anche sulle riserve idriche – riporta La Stampa – che senza l’approvvigionamento dei ghiacciai si riducono. Stime indicano che entro il 2050 le portate dei fiumi che hanno origine sulle Alpi potrebbero essere la metà di quelle odierne. Con danni incalcolabili sulla disponibilità di acqua potabile, per la produzione di energia elettrica e per scopi industriali. Un’insieme di condizioni esasperatesi quest’anno ha messo a dura prova il ghiacciaio della Marmolada, che mostra cosa accadrà a quasi tutti gli altri ghiacciaio dell’Arco alpino se il cambiamento climatico continuerà ai ritmi odierni. Evitabile o meno, le cause della tragedia sono principalmente la siccità e le temperature record, entrambe legate al cambiamento climatico.


La siccità

Un inverno senza precipitazioni, che in alta quota vuol dire senza neve, non ha rimpinguato le riserve del ghiacciaio, che quindi è arrivato alla stagione calda già in difficoltà. Inoltre, la neve fresca si sarebbe trasformata in ghiaccio bianco, molto riflettente e quindi non particolarmente soggetto allo scioglimento. Per lo meno non tanto quanto il più antico ghiaccio blu, che a causa del suo colore si scalda molto rapidamente, si scioglie, e mette a rischio l’intera massa, spiega Carlo Brabante. Questo fenomeno innesca un circolo vizioso, meno ghiaccio c’è, meno luce solare viene riflessa, e più aumenta lo scioglimento.

Il grande caldo

Alla siccità che continua tutt’oggi si sono aggiunte le temperature record di maggio e giugno. Lo zero termico, che normalmente in questo periodo si raggiunge intorno ai 2300 metri di quota, nel mese di giugno, sulla Marmolada è stato sopra i 3000 metri. Il 20 giugno, sulla cima della montagna a 3343 metri, è stato toccato il record di 13 gradi, riporta la Repubblica. Lo zero termico si sarebbe raggiunto solo a 4.400 metri d’altitudine: un’altezza che pochissimi ghiacciai italiani raggiungono.

Le infiltrazioni d’acqua

Questi fattori hanno determinato uno scioglimento repentino del ghiacciaio, nel quale si sono aperti crepacci e sotto il quale si è cumulata moltissima acqua. Questa ha man mano eroso la base del ghiacciaio – “piede” come viene definita – e ne ha compromesso la stabilità fino al crollo. Il Corriere della Sera indica che il volume del ghiacciaio è diminuito del 30% dal 2004 al 2014, passando da 25,2 milioni di metri cubi a 17,5.

Gli altri ghiacciai osservati speciali

Quello della Marmolada non è un caso isolato. «Tutti i ghiacciai sono in una fase di ritiro e questo è verso soprattutto per quelli che si trovano alle quote più basse, sotto i 3.500 metri, più sensibili all’innalzamento della temperatura», spiega all’Ansa il glaciologo Massimo Frezzotti dell’Università Roma Tre. Oltre alla questione ambientale, questo mette a repentaglio la vita degli alpinisti che si avventurano alla scalata. Tra i sorvegliati speciali si trovano il ghiacciaio dell’Adamello in Val Camonica – il maggiore delle Alpi italiane, che si estende tra i 3530 e i 2550 metri d’altitudine – quello della Fradusta, a 2.900 metri, su una delle vette delle Pale di San Martino.

Anche sotto il ghiacciaio del Belvedere, sul Monte Rosa, si stanno formando un piccolo lago. Il ghiacciaio del Canin, in Friuli Venezia-Giulia è passato da uno spessore di 90 metri un secolo e mezzo fa a uno di 11 metri oggi. Non sono al sicuro nemmeno i ghiacciai sulla vetta più alta d’Europa, il Monte Bianco: quello della Brenva, del Brouillard, e del Freney. Anche sul Re delle Alpi da tempo si staccano seracchi, seppur di dimensione minore di quello della Marmolada. L’intera massa di ghiaccio scende a valle anche di un metro al giorno. A un ritmo che di solito si registra a tra agosto e settembre, non a luglio.

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