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«Se mi lasci mi vendico»: la storia del minorenne di Napoli che ha sfregiato l’ex di 12 anni

L’aggressione è avvenuta la scorsa notte nel quartiere Montesanto. Il ragazzino ha precedenti per resistenza e stava seguendo un percorso di messa in prova

“Se mi lasci mi vendico”.  Sembra rispondere a questo istinto primordiale e aberrante il gesto compiuto la scorsa notte da un ragazzino di 16 anni a Napoli, quartiere Montesanto, che ha sfregiato il volto dell’ex fidanzatina di appena 12 anni, colpevole di averlo lasciato. Ha usato un’arma da taglio per “pareggiare i conti” il giovane violento, parente dell’ex boss camorrista Mario Savio, detto o bellillo, tra i protagonisti della feroce guerra combattuta negli anni ’80 tra la Nuova Famiglia e la Nco di Cutolo, di cui era il referente. Un’arma sparita nel nulla, con cui il ragazzino ha trafitto il viso della bambina, provocandole una lesione che non andrà più via.


«Perdeva molto sangue, chi l’ha ferita avrebbe potuto ucciderla», hanno detto i medici del Pronto Soccorso dell’ospedale Pellegrini, dove la ragazzina è stata portata d’urgenza. Da lì è stata trasferita all’ospedale pediatrico Santobono per poi essere dimessa con 30 giorni di prognosi. Avrà un danno permanente al viso e, forse, dovrà sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica per tentare di ridurre la cicatrice.


La ricostruzione della vicenda

Il marchio indelebile di una gelosia malata e di un “onore” vendicato. Le logiche tribali a cui ha risposto l’aggressore, cresciuto, come la sua vittima, nei Quartieri spagnoli. «Stavo venendomi a costituire, ho solo reagito a una provocazione», avrebbe detto ai carabinieri che l’hanno fermato subito dopo la violenza. Stando a quanto ricostruito da Il Mattino di Napoli, tutto sarebbe avvenuto intorno all’una e mezza di notte fuori da una pizzeria dove la dodicenne è solita attardarsi. Entrambi sono accompagnati, da un’amica in scooter lei e da un amico lui. Scoppia una lite. Rabbia, insulti, sale la tensione che il ragazzino non riesce a dominare.

Quindi l’assalto, non certo il primo per un soggetto già noto alle forze dell’ordine. Il figlio dell’ex camorrista, si legge sul Mattino, «ha precedenti per resistenza ed è sottoposto al percorso della messa in prova (cercando di imparare un mestiere frequentando un corso per pizzaioli)». Blocca la dodicenne, le squarcia la guancia e scappa. Lei viene immediatamente soccorsa dalla madre e portata al Pronto Soccorso. «Mia figlia voleva solo continuare a fare la sua vita in tranquillità. Era stata fidanzata con questo ragazzo ma, ultimamente, l’aveva allontanato bloccandolo anche sui social, perché non voleva avere più niente a che fare con lui», ha detto la madre, intervistata dal Mattino.

Le indagini

Intanto, la procura dei Minori della “Napoli Centro”, coordinata dal pm Emilia Galante Sorrentino, ha avviato le indagini contestando al sedicenne il 583 quinquies, un nuovo reato previsto dal codice rosso che punisce chi provoca una deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso: si tratta di una fattispecie introdotta con l’aumento delle aggressioni con l’acido. Il prossimo step sarà acquisire i cellulari di entrambi i ragazzini e passare al setaccio i canali social per verificare un elemento decisivo: l’eventuale premeditazione del reato, ovvero l’ipotesi che l’adolescente abbia agito al termine di un crescendo di minacce, dopo che la dodicenne gli aveva comunicato di voler interrompere il loro rapporto.

L’arma utilizzata per l’aggressione

Difeso dal penalista Domenico Dello Iacono, il sedicenne è atteso dinnanzi al gip per la convalida del fermo. Stando a quando finora trapelato, avrebbe giustificato il suo gesto inconsulto alla luce delle provocazioni ricevute dall’ex fidanzatina. Versione che contrasta con le testimonianze raccolte dai militari dell’Arma. C’è poi un ultimo dettaglio da chiarire: l’arma del delitto. Il ragazzo avrebbe detto di aver usato un coltellino allacciato al portachiavi, di cui, però, non è stata trovata traccia. Non si esclude l’ipotesi di un coltello che potrebbe essere stato gettato via subito dopo l’aggressione.  

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