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Latitante da 4 mesi, Massimo Riella arrestato in Montenegro: sopravviveva cacciando tra i boschi

Accusato di aggressione e rapina, era in fuga dal 12 marzo. In una lettera, aveva chiesto al giudice i domiciliari

Dai boschi del lago di Como fino in Montenegro. Una latitanza durata più di quattro mesi che si è conclusa sabato 16 luglio con l’arresto da parte dei carabinieri. Massimo Riella era stato sottoposto a una misura cautelare per una storia di droga e rapina dallo scorso dicembre. Chiuso nel carcere comasco di Bassone, aveva approfittato di un permesso per far visita alla tomba della madre. Era il 12 marzo e da quel giorno nessuno aveva più visto il 48enne di Brienzo. O almeno questa era la versione ufficiale. Riella, infatti, si nascondeva tra la vegetazione sopra il Lario. Sfruttando le sue capacità di sopravvivenza, si nutriva cacciando e arrangiandosi con quello che trovava. Non solo, come ha raccontato sua figlia, alcuni residenti gli offrivano aiuto e, a volte, un tetto perché «è una brava persona».


Più volte suo padre e il suo avvocato avevano provato a convincerlo a costituirsi, sicuri della sua innocenza. Lo stesso fuggitivo, ad aprile, scrisse una lettera al giudice chiedendo gli arresti domiciliari fino alla sentenza. Riella era finito in carcere perché ritenuto responsabile dell’aggressione e della rapina nei confronti di una coppia di anziani. Lui si è sempre dichiarato innocente, anche se sul coltello usato come arma erano state trovate anche le sue impronte. Dopo quel tentativo, di Riella nessuno ebbe più notizie. Né gli elicotteri né le unità cinofile erano riusciti a individuarlo. Scattò, così, un mandato di cattura internazionale fino al ritrovamento in Montenegro.


Un’operazione congiunta di carabinieri, Interpol e autorità montenegrine hanno posto la parola fine alla fuga di 1.300 km. Ora bisognerà chiarire da quanto tempo Riella si trovava all’estero e se è stato aiutato da qualcuno che lo ha accompagnato fin là o che comunque gli ha fornito dei documenti falsi.

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