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L’architetto di Putin: «Perseguitato per aver lavorato con gli oligarchi russi»

Il Gip gli ha sequestrato beni per 141 milioni di euro. È accusato di riciclaggio e autoriciclaggio oltre che di evasione fiscale

Lanfranco Cirillo, che si è autodefinito «l’architetto di Putin» è un imprenditore di 63 anni di origini trevigiane e cittadinanza russa. Ha lavorato per lo Zar e per gli oligarchi. Nei suoi confronti il Gip di Brescia ha disposto un sequestro preventivo di 141 milioni di euro per un’indagine che ipotizza vari reati. Tra cui dichiarazione infedele dei redditi, riciclaggio e autoriciclaggio. Oltre al contrabbando, al trasferimento fraudolento di valori e alla violazione del codice di tutela dei beni culturali. La Guardia di Finanza ha sequestrato immobili, terreni, conti correnti, automobili, uno yacht e 150 opere d’arte. «Sono accusato di esterovestizione. Quando tutto è iniziato, in febbraio 2022 con la perquisizione, ho pensato che avessero preso un granchio – scrive Cirillo in una lettera inviata al Corriere della Sera – Io non residente in Russia!? Me ho lavorato lì tutta la vita e non ho mai guadagnato un soldo in Italia!».


Chi è Lanfranco Cirillo

Cirillo dice che i suoi periodi in Italia sono giustificati. «Visto che mia moglie e mia figlia non si sono volute trasferire in Russia ho viaggiato regolarmente per mantenere contatti con loro, un paio di volte al mese. Poi mia figlia si è ammalata e da quel momento ho iniziato a seguirla nel suo percorso di cure, concluso purtroppo con la morte nel 2019». E sostiene di essere vittima di «accanimento e persecuzione: perché mi hanno portato via tutto». E ancora: «La mia prima colpa è di aver vissuto in Russia e di aver lavorato e costruito per gli oligarchi. Altra colpa aver portato il frutto del mio lavoro in Italia… ma secondo questa logica ogni emigrante con famiglia in Italia può essere privato dei suoi beni e trattato come Totò Riina». E conclude così: «Io non ho mai rubato o imbrogliato. Ho sempre pensato che sarei sempre stato accolto a braccia aperte dalla mia terra d’origine. E invece…».


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