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«Così ho salvato l’uomo colpito da un fulmine su una spiaggia a Soverato»

Giuseppe Carello ha salvato la vita a Francesco e al figlio di 4 anni, ustionato. Con un massaggio cardiaco

A Soverato sulla spiaggia un fulmine ha folgorato Francesco G., 33 anni. L’uomo è ancora in prognosi riservata all’ospedale di Catanzaro. Il figlio Federico di 4 anni è rimasto ustionato. La madre Martina e la nonna Annamaria sono andate in choc. L’evento è rarissimo: secondo i dati dell’Ecdc statunitense ogni anno si abbattono sul Paese circa 40 milioni di fulmini. Ma la possibilità che un essere umano ne venga colpito sono meno di una su un milione. Giuseppe Carello, l’uomo che ha salvato la vita di Francesco, racconta oggi al Corriere della Calabria cosa è accaduto: tutto è partito da un temporale alle 14,45, che ha scatenato il fuggi-fuggi tra i bagnanti. Poi arriva il fulmine, insieme a un boato: sulla battigia rimangono i corpi di Francesco e Federico. La madre e la nonna vengono scaraventate a terra: «Non sentivo più le gambe», dice Annamaria.


Nel frattempo Carello sta sistemando i suoi genitori sull’auto per evitare che si bagnino. «Girando lo sguardo, e con la grandine che veniva giù copiosa, mi sono accorto di due corpi immobili, che il mare stava praticamente portandosi via, e di altri due persone che continuavano a gridare. Mi sono messo a correre sulla sabbia – racconta al quotidiano – per cercare di prestare loro soccorso. Il bambino non respirava. Con tutte le mie forze ho iniziato a praticargli un massaggio cardiaco. Credevo di non farcela. Saranno passati 10 secondi: quando ho visto il bambino riaprire gli occhi, ho gridato come un disperato e alzato gli occhi al cielo, mentre qualcuno lo prendeva in braccio e lo portava via».


La stessa cosa Giuseppe ha fatto per Francesco: «A un tratto l’ho visto farfugliare, girare gli occhi e muovere le braccia. Per evitare che la grandine si rovesciasse ancora sul suo viso gli ho coperto il volto con l’ombrellone. Ma non è servito a niente perché il vento l’ha spazzato via». Quando sono arrivati i sanitari il signor Carello si è ricordato dei suoi genitori: «Erano ancora lì ad aspettarmi. Sorridenti, sotto la grandine».

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