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Come funziona la truffa delle case-vacanza: belle foto su Booking, pagamento anticipato e l’orrore all’arrivo

Maria Gabriella Scrimieri è rimasta vittima di una truffa su Interhome: le hanno cambiato 3 case e nessuna era come quella che aveva prenotato

Non solo albergatori truffaldini. Anche quest’estate sono in tantissimi a denunciare di aver pagato il soggiorno per case-vacanza, che si sono rivelate contrarie alle aspettative. E non in meglio. La dinamica è sempre la stessa: mettono l’annuncio di una casa molto bella a prezzi abbordabili, in zone altamente turistiche (solitamente a pochi passi dal mare). Poi chi l’ha prenotata arriva sul luogo e rimane con le mani in mano. La struttura non si trova nella zona indicata nella prenotazione, i servizi che erano garantiti mancano o necessitano di un pagamento extra e la casa non è nelle condizioni delle foto. Ma c’è a chi va anche peggio: la casa non esiste.


Il gioco delle tre case

Dopo i clienti infuriati all’albergo di Rimini, che si sono trovati di fronte a una struttura sold out e senza servizi che avevano pagato, c’è chi denuncia truffe su piattaforme come Booking. È il caso di Maria Gabriella Scrimieri, coordinatrice infermieristica all’ospedale San Raffaele di Milano. Aveva prenotato una casa a Gallipoli, racconta al Corriere della Sera, vicino al mare. Ma una volta arrivata si è trovata uno spazio «sporco, fetente e diroccato». Aveva bloccato la stanza a gennaio, tramite Booking e aveva pagato tutta la cifra subito. Poi è iniziata l’odissea o – come lo definisce lei – il «gioco delle tre case». Maria Gabriella arriva sul posto a Gallipoli.


«Chiamo Ernestina, la signora di Interhome che avrebbe dovuto farci entrare. Mi dice che devo pazientare, perché c’è la festa del patrono e le donne delle pulizie devono ancora sistemarla. Aspettiamo fuori». Ernestina non arriva, al suo posto un ragazzo in moto che le dice che la casa non è quella e di seguirlo. Salgono in macchina, ma si accorgono che si allontanano sempre più dal centro e dal mare. In sintesi: della zona che avevano scelto e per la quale avevano pagato non c’è nemmeno l’ombra. Arrivano nella seconda casa: «Il tizio ci assegna un appartamento fatiscente, al primo piano, probabilmente appena lasciato libero da un gruppo di ventenni».

Il tugurio

Quello che si trova davanti è un tugurio: «Il cancello esterno ha il lucchetto rotto e non si può chiudere. Come la porta d’ingresso. Il letto è arrugginito e piegato contro un muro, il materasso con aloni gialli, la porta del bagno ammaccata, le sedie sono scorticate, le maniglie in cucina rotte, alcune piastrelle sono sporche di vernice. C’è polvere ovunque. Il verde intorno sembra non avere mai visto un giardiniere. L’aria, poi, un tanfo indicibile». Poi arriva Ernestina, finalmente, che propone un’altra casa. «La nuova location, però, è un quartiere popolare che ricorda Quarto Oggiaro. La serratura della porta di ingresso è rotta, ma gli interni sono discreti. Ci mette fretta, dobbiamo decidere subito se fermarci. Chiedo se c’è l’aria condizionata. Risposta: dieci euro al giorno e ti do il telecomando». Maria Gabriella ha rifiutato e richiesto il rimborso a Booking. Le spetta, ma al momento non ce n’è ancora traccia.

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