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Etiopia, completato il terzo riempimento della diga che spaventa Egitto e Sudan. Il premier: «Nilo dono di Dio agli etiopi»

Ad opporsi all’opera sono i Paesi sul corso del grande fiume: il rischio è quello di perdere le forniture di acqua dolce

La Diga del Gran Rinascimento etiope (Gerd) sul Nilo Azzurro è arrivata al suo terzo riempimento. A dichiararlo è proprio il Paese del Corno d’Africa, che prosegue nelle sue operazioni nonostante l’opposizione dell’Egitto, e del Sudan, che vedono la loro disponibilità d’acqua dolce calare a causa dell’infrastruttura. Già ieri era stata annunciato l’inizio della produzione di energia idroelettrica tramite lo sbarramento. «Oggi, come vedete dietro di me, il terzo riempimento è completo» ha dichiarato il primo ministro di Abiy Ahmed alla televisione nazionale etiope. «Il Nilo è un dono di Dio che ci è stato dato affinché gli etiopi ne usufruissero», ha aggiunto.


Egitto e Sudan contrari all’opera

La disputa intorno all’infrastruttura esiste dal 2011, quando iniziò il progetto. L’Egitto e il Sudan temono che la diga possa privarli dell’acqua del Nilo, fondamentale per i due Paesi, entrambi molto aridi. Il Cairo e Khartum si appellano a degli accordi presi nel 1929 – in pieno periodo coloniale – e nel 1959. Il primo garantisce diritto di veto all’Egitto sulla costruzione di infrastrutture lungo il corso del più grande fiume del continente. Il secondo, invece, stabilisce che il 66% delle acque del Nilo debba andare all’Egitto, mentre al Sudan il 22%. Addis Abeba, però, non riconosce gli accordi, poiché furono firmati senza il suo coinvolgimento. Il Paese del Corno d’Africa inoltre, nel 2010 ha raggiunto un’intesa per la costruzione di infrastrutture lungo il Nilo con gli altri Paesi del bacino, escludendo Egitto e Sudan, e sostiene che la diga non avrà impatto sul deflusso d’acqua nel fiume. Al contrario, l’Egitto mostra preoccupazione, tanto che lo scorso mese ha avanzato le proprie istanze al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. A ciò si somma l’alta tensione tra Addis Abeba e Khartum a causa della guerra del Tigrè, nel nord dell’Etiopia, da dove molte persone stanno fuggendo per rifugiarsi, appunto, in Sudan.


I dati della diga e la partecipazione italiana

A pieno regime, la diga dovrebbe produrre 15.700 gigawattora l’anno di energia ad una potenza massima di 5.150 megawatt. Alla sua costruzione ha partecipato anche il gruppo WeBuild, precedentemente noto come Salini Impregilo. Tra i loro progetti figura anche il grandissimo dissalatore che rifornisce l’acquedotto di Dubai.

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