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Femminicidio di Bologna, la sorella di Alessandra Matteuzzi: «Anch’io ho paura. Se Padovani uscisse di galera verrebbe a cercarmi»

Intervistata da La Stampa, Stefania Matteuzzi ricostruisce la relazione della sorella con l’ex compagno e il momento dell’aggressione

«Mi ha chiamato mentre entrava con la macchina, per stare più tranquilla. Aveva paura che Giovanni la stesse aspettando sotto casa, come infatti è stato». A parlare a La Stampa è Stefania Matteuzzi, sorella di Alessandra, la 56enne uccisa il 23 agosto davanti al portone della sua casa di Bologna dall’ex compagno Giovanni Padovani. È stata lei a chiamare la polizia, precipitandosi in macchina lungo i 30 chilometri che la separavano dalla casa della sorella. «All’improvviso ha smesso di parlarmi e l’ho sentita gridare, chiedere aiuto. Sentivo i colpi, poi lui ha spaccato il telefono e non ho sentito più nulla. È morta qui dove mi trovo adesso», dice al giornalista de La Stampa, che la incontra davanti al portone di via dell’Arcoveggio.


Il caso della denuncia

Stefania non ha dubbi sulla responsabilità di Padovani nel femminicidio di sua sorella: «L’ho sentita supplicarlo: “No, Giovanni, no, ti prego”. Poi, chi poteva essere altrimenti? Lei parcheggiava qui davanti proprio per evitare di essere sorpresa da lui nel parcheggio sul retro», aggiunge. Perché Alessandra, come testimoniano la denuncia per stalking dello scorso 29 luglio e le confidenze alla sorella e ai vicini di casa, aveva paura. «Io stessa ne avevo e ne ho ancora adesso, perché se penso che potrebbe uscire di galera, so che mi verrebbe a cercare», dice Stefania, che ieri ha ratificato la sua testimonianza in questura. «Lei aveva denunciato e voglio dire che anche se questo non l’ha salvata, se ci sono donne che si sentono minacciate e hanno paura di un uomo, devono trovare la forza di cercare aiuto, devono fare la stessa cosa», dice.


Ieri sui giornali si è parlato di un divieto di avvicinamento applicato contro Padovani in seguito alla denuncia, ma Stefania non sapeva nulla: «Sandra era esasperata, disperata e lo aveva denunciato, ma questa cosa che ci fosse una restrizione nei suoi confronti, noi non la sapevamo. Non la sapevo io, non la sapeva Sandra, non la sapeva neanche il suo avvocato. Certo, c’è poco da fare se uno ti assale e ti massacra di botte in un attimo, ma a quanto pare lui è rimasto qui ad aspettarla a lungo e poteva essere allontanato».

«Era geloso e prepotente»

Stefania continua: «Lo scorso Natale è venuto a passare le feste con noi e abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio. Lì ha iniziato a mostrare quanto fosse geloso e prepotente. Chiamava continuamente mia sorella, me, mia madre, accusando Sandra di tradirlo e di mentire. Voleva che lei gli mostrasse delle prove, voleva fare delle videochiamate per vedere dove si trovava. Pretendeva che gli inviasse gli screenshot dei messaggi. Una volta – racconta -, Sandra era impegnata con degli ordinativi di lavoro nel negozio di abbigliamento in cui lavorava e non gli ha risposto subito. Lui ha chiamato le colleghe, che non conosceva per niente, e ha iniziato a fare domande anche a loro».

Per questo qualche mese fa Alessandra aveva interrotto la relazione, ma Padovani aveva iniziato a perseguitarla ancora di più, secondo quanto racconta Stefania: «Staccava il contatore della luce dell’appartamento per obbligarla a scendere e si appostava nell’androne delle scale per sorprenderla. Una volta, si è arrampicato sulla palazzina ed è entrato in casa dalla finestra». «Io non l’ho mai visto alzare le mani su mia sorella e lei non mi ha mai detto niente. Per quanto ne so, la violenza era solo verbale e c’erano questi comportamenti di abuso, come quello di buttare per terra piatti e bicchieri durante le liti. Era accecato dalla gelosia. Questo però mi ha sempre spaventata molto e così era anche per mia sorella», conclude Stefania.

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