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È morta Piccola piuma, l’attivista che rifiutò l’Oscar di Marlon Brando per difendere i diritti dei nativi americani

L’attrice e attivista, 75 anni, aveva un cancro al seno. Nemmeno un mese fa aveva ricevuto le scuse formali dell’Academy per il trattamento riservatole durante la cerimonia, quando fu scortata giù dal palco tra fischi e insulti razzisti del pubblico

È morta ieri, domenica 2 ottobre, a 75 anni, Sacheen LittlefeatherPiccola Piuma»), l’attrice e attivista per i diritti dei nativi americani statunitense che, alla cerimonia degli Oscar del 1973, salì sul palco e rifiutò il premio come miglior attore per conto di Marlon Brando, che aveva deciso di boicottare la premiazione di quell’anno per protestare contro la rappresentazione che Hollywood faceva dei nativi americani. Sacheen Littlefeather, nata Marie Louise Cruz a Salinas, in California, è stata colpita da un cancro al seno. Proprio poco più di un mese fa l’Acadamy of motion pictures arts and sciences si era scusata con lei per il trattamento riservatole quella notte del 1973, ma anche negli anni seguenti: le erano stati concessi solo 60 secondi per leggere il suo discorso, poi era stata scortata giù dal palco tra fischi e insulti razzisti del pubblico. E dopo quella sera aveva lottato per trovare lavoro nell’industria cinematografica, finendo per dedicare gran parte della sua carriera all’attivismo e alla fondazione di organizzazioni di arti dello spettacolo per attori indigeni. «L’abuso che hai subito a causa di questa affermazione è stato arbitrario e ingiustificato», le aveva scritto in una lettera l’ex presidente dell’accademia, David Rubin. «Il carico emotivo che hai vissuto e il costo che ha avuto per la tua carriera cinematografica sono irreparabili. Per troppo tempo il coraggio che hai mostrato non è stato riconosciuto. Per questo, ti offriamo sia le nostre più profonde scuse che la nostra sincera ammirazione», concludeva Rubin, invitando l’attrice a discutere dal vivo con l’Academy dello storico episodio e della rappresentazione cinematografica futura degli indigeni. Un evento speciale che si è tenuto il 17 settembre scorso.


La notte degli Oscar

Littlefeather aveva iniziato a interessarsi alle questioni dei nativi americani al college, partecipando poi all’occupazione dell’isola di Alcatraz nel 1970, e adottando il suo nome proprio in quel periodo. Successivamente era entrata a far parte dell’associazione Screen actors guild award dove avrebbe incontrato Marlon Brando, anche lui interessato alle vicende degli indiani d’America, tramite il regista Francis Ford Coppola. Quella notte della 45esima cerimonia degli Oscar, Sacheen Littlefeather era salita sul palco e si era presentata come una donna Apache e presidente della National native american affirmative imagine committee. «(Brando, ndr) con grande rammarico non può accettare questo premio molto generoso a causa del trattamento riservato agli indiani d’America dall’industria cinematografica», disse sovrastando un misto di fischi e applausi, facendo una pausa e apparendo visibilmente turbata. «In questo momento spero di non essermi intromessa in questa serata e che, in futuro, i nostri cuori e le nostre conoscenze si incontreranno con amore e generosità». Marlon Brando aveva rifiutato di accettare il premio anche a causa della risposta federale a Wounded Knee, quando i membri dell’American indian movement avevano occupato la città del South Dakota ma avevano incontrato la violenta resistenza delle forze dell’ordine.


In diverse interviste rilasciate recentemente, Littefeather ha raccontato le impressioni di quella notte. «Era la mia prima volta agli Academy Awards. Ho superato il mio primo ostacolo, promettendo a Marlon Brando che non avrei toccato quell’Oscar. Mi sono concentrata sulle bocche e le mascelle che si stavano spalancando tra il pubblico, e ce n’erano parecchie. Ma era come guardare in un mare di Clorox (un disinfettante, ndr), c’erano pochissime persone di colore tra il pubblico. Mentre uscivo da quel palco, l’ho fatto nei modi del coraggio, dell’onore, della grazia, della dignità e della sincerità. L’ho fatto nei modi dei miei antenati e nei modi delle donne indigene. Ho continuato a camminare dritto con un paio di guardie armate al mio fianco, e ho tenuto la testa alta ed ero orgogliosa di essere la prima donna indigena nella storia degli Academy Awards a fare quella dichiarazione politica», ha raccontato.

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