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No! Questo pilota non ha inviato messaggi su AirDrop al suo collega mentre «spruzzano scie chimiche»

Lo scambio non sarebbe stato tecnicamente possibile, mentre quella delle scie chimiche è una annosa teoria del complotto

Esistono storie che non esistono, ne abbiamo viste tante. Quando si parla di scie chimiche, però, la fantasia dei complottisti diventa irrefrenabile: l’ultima fake sul tema riguarda il video di un pilota che sostiene di inviare delle foto su AirDrop a un suo collega. L’aereo che vola al fianco dell’inquadratura, lasciando dietro di sè le comuni scie di condensa di ogni velivolo, ha scatenato l’indignazione su Facebook.

Per chi ha fretta:

  • In un video un pilota d’aereo finge di inviare a un suo collega, in volo a circa 300 metri da lui, del materiale con AirDrop
  • Sul web è stata indicata la scia di condensa lasciata dai velivoli per insinuare che i due stiano rilasciando scie chimiche nell’aria mentre si intrattengono in facezie
  • In realtà la circostanza è doppiamente falsa: non è fisicamente possibile che l’invio sia avvenuto, e il nesso con le scie chimiche appare del tutto pretestuoso

Analisi

«Una raro filmato ripreso dentro una cabina di pilotaggio mostra i bastardi che spruzzano scie chimiche, tra l’altro si mandano messaggi a vicenda»: questa la didascalia che accompagna un video condiviso su Facebook. Nella clip, vediamo un pilota che parla alla telecamera. Il suo discorso, tradotto testualmente, è questo:

Ciao ragazzi, sono qui a 35.000 feet (circa 10.668 metri), lui è a 36.000. Proverò a inviare loro un AirDrop. Vediamo cosa succede.

Segue una presunta comunicazione di servizio, e poi viene inquadrato il telefono dal quale seleziona le foto che intende inviare al collega. Dopodiché sentiamo un messaggio vocale dove il pilota viene ringraziato per i messaggi, e l’obiettivo si rivolge alle scie di condensa rilasciate dall’aereo che vola sopra di lui.

In nessun momento, dunque, vengono menzionate le scie chimiche. Il collegamento pretestuoso nasce da questa, ultima scena in cui vediamo le comuni scie di condensa emesse da aerei civili e militari, che come avevamo già visto vengono spesso messe al centro delle teorie del complotto in quanto imputate di rilasciare chissà quale sostanza nociva per l’umanità.

L’inverosimile invio

Ma nonostante sia la più palese, non è l’unica bufala contenuta nel breve video. Facendo attenzione, infatti, emerge un’ulteriore incongruenza: l’intera scena si basa sul presunto invio di materiale attraverso AirDrop, la tecnologia creata da Apple per scambiare contenuti con altri dispositivi della stessa marca nelle vicinanze. Peccato che per riuscirci, i due interlocutori debbano trovarsi a una distanza ravvicinata, di massimo 9 metri. Siamo dunque ben lontani dallo stacco di “1.000 feet” (circa 300 metri) annunciato dal pilota a inizio video. E in ogni caso, c’è un altro dettaglio che rende inverosimile lo scambio. Per funzionare, AirDrop necessita di Wi-Fi e Bluetooth attivati su entrambi i dispositivi. Ma dall’inquadratura fatta sullo schermo del mittente, notiamo chiaramente il simbolo della “modalità” aereo in alto a destra sul telefono del mittente: impostazione che stacca il dispositivo dalle reti Wi-Fi, e che dunque sarebbe stata incompatibile con lo scambio.

A fugare definitivamente ogni dubbio sull’impossibilità della vicenda, è infine intervenuta la compagnia menzionata, Singapore Airlines, per dare la smentita definitiva. «Il nostro pilota stava solo rispondendo per scherzo al messaggio radio del capitano dell’altro volo. Le foto sono state scambiate via e-mail in un secondo momento», ha affermato un portavoce.

Conclusioni

Il video in cui un pilota simula l’invio di materiale a un collega attraverso AirDrop è falso: la modalità “in aereo” del suo telefono, e l’esplicita smentita della compagnia aerea coinvolta smentiscono la circostanza. Il collegamento con le scie chimiche risulta peregrino e frutto di una annosa teoria del complotto.

Questo articolo contribuisce a un progetto di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Facebook.

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