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La tirocinante che accusa un infermiere dell’Umberto I di stupro: «Mi ha violentato e poi è tornato a lavorare»

Era il suo ultimo giorno di pratica del corso: «Una cosa del genere non deve succedere più a nessuna donna»

Una tirocinante dell’ospedale Umberto I di Roma ha accusato un infermiere di averla stuprata. Mentre le indagini attendono l’esito dell’esame del Dna per definire le misure cautelari nei confronti dell’accusato, lei oggi in un’intervista rilasciata all’edizione romana di Repubblica racconta cosa è successo: «Mi ha attirata dentro la stanza con la scusa di dover fare una flebo a un paziente, ma era vuota. Lui ha chiuso la porta a chiave. Era il mio ultimo giorno di pratica, non ci riesco a pensare». La 20enne è attualmente assistita dall’avvocata Carla Corsetti del foro di Frosinone. Il suo piano di studi prevede 180 ore di pratica suddivise in sei cicli da 30 ore. Quello di quattro giorni fa era l’ultimo giorno di pratica del corso. L’infermiere l’ha trascinata «in una stanza piuttosto piccola, isolata rispetto al resto del reparto. Ultimamente ci sono stati dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, quell’ala era stata chiusa, non l’avevo mai vista». Nelle vicinanze «non c’era nessuno. Quando siamo arrivati davanti a questa stanza, ho visto una lettiga vuota, non c’era nessun paziente. Non ho avuto il tempo di fare nulla. Mi ha dato una spinta, si è chiuso la porta alle spalle, ha girato a chiave e poi mi è saltato addosso». La 20 enne riferisce di aver urlato quando l’uomo l’ha spinta «ma non è venuto nessuno. Perché lì nessuno poteva sentirmi, lui lo sapeva». Come ha fatto a liberarsi? «Ormai aveva già fatto tutto, io ero disperata, mi sentivo male. Lui non mi ha lasciato andare via. Non voleva che chiamassi i soccorsi. Allora mi sono inventata una scusa, gli ho detto che sarei tornata e sono scappata». I medici hanno attivato il percorso rosa, mentre la polizia ha trovato in reparto l’infermiere: «Stava lavorando come se non fosse successo nulla». Ora lei chiede ai magistrati di fare in fretta: «Una cosa del genere non deve succedere più a nessuna donna».


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