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Da Napoli al bronzo di Baku, la storia della campionessa judoka sordocieca Matilde Lauria – Il video

in collaborazione con Lega del Filo dOro

La serie di Open “In Tutti i Sensi” con Lega del Filo D’oro continua il racconto dedicato ai diritti delle persone con disabilità

La prima campionessa di judo italiana sordocieca stupisce ancora e conquista la medaglia di bronzo ai Mondiali di Baku, in Azerbaigian. Matilde Lauria è salita sul tatami sfidando ancora una volta se stessa e le voci di chi le ha sempre detto che senza né vedere né sentire non sarebbe potuta arrivare lontano. La 54enne napoletana ha conquistato di nuovo il podio dopo essersi presentata alle Paralimpiadi di Tokyo come l’unica atleta della sua categoria a gareggiare con le due disabilità, dopo il Grand Prix in Kazakistan, dopo le numerosissime medaglie e trofei nazionali e internazionali che custodisce gelosamente nella sua stanza. La quarta tappa del viaggio di “In tutti i Sensi”, la serie di Open dedicata ai diritti delle persone con disabilità, racconta, insieme a Lega del Filo d’Oro, l’urgenza e l’importanza di uno sport che sia per tutti, nessuno escluso. «Il posto in cui», come spiega Matilde, «tutte le differenze si annullano», e le capacità di ognuno diventano dei personalissimi punti di partenza da cui muoversi e crescere.


Quando si entra a casa di Matilde Lauria, in quel cuore di Napoli chiamato Montesanto, tra i quartieri spagnoli e piazza Dante, si respira da subito la gioia delle grandi vittorie. E non è solo per le decine di medaglie appese, per i trofei poggiati sui mobili, per le foto che la ritraggono sui podi d’Italia e del mondo. La prima campionessa italiana di judo sordocieca racconta di una vittoria ancora più grande, quella contro un mondo di buio e di silenzio che la sua condizione l’ha costretta a vivere senza che nessuno potesse impedirlo. A 26 anni scopre una degenerazione genetica dei nervi ottici. A 31 perde completamente l’uso dell’occhio destro. Non passa molto tempo prima che anche l’occhio sinistro smetta di farle vedere il mondo. In quel buio improvviso la realtà di Matilde conosce anche il dolore di rimanere in silenzio. Quel silenzio provocato dalla sordità assoluta che arriva e mette a tacere le voci dei suoi figli, di suo marito, del suo maestro di judo, della sua amata città. «Uno dei momenti più tragici della mia vita», lo descriverà lei anni dopo, ripercorrendo le tappe di una sfida che da quel momento si è ripromessa di vincere tutti i giorni.


Ansa | A partire da destra, sul podio per la medaglia di bronzo nel Mondiale di Baku, la campionessa italiana di judo Matilde Lauria

L’ultima vittoria nei Mondiali di Baku, le Paralimpiadi di Tokyo, il Grand Prix in Kazakistan sono solo alcuni dei tatami su cui la campionessa è salita. Tutto però parte da una piccola palestra di Napoli in cui qualcuno per primo ha avuto fiducia in lei. «Proviamoci» le hanno detto, anche quando, oltre alla vista, ad abbandonarla è stato anche l’udito. Da quel momento Matilde, unica sordocieca della sua categoria, ha gareggiato con chi, al contrario di lei, era in grado di sentire. «Anche per questo è un fenomeno», spiega l’allenatore Gennaro Muscariello, da 15 anni preparatore di Matilde e suo grande sostenitore. E in quanto a sostegno Matilde ha tanto da raccontare. Tra una burocrazia «troppo spesso lacunosa» e i pregiudizi di chi la mette all’angolo «perché diversa», la luce in fondo a quel tunnel buio e silenzioso sono stati loro: «Leopoldo, Giovanna, Francesca, Ornella e le altre persone eccezionali che mi hanno accompagnata in ogni passo della mia battaglia».

Matilde elenca i nomi dei volontari, educatori, assistenti sociali della Lega del Filo d’Oro nella Sede Territoriale di Napoli, persone, ormai amici, che non hanno mai smesso di rispondere alla sua richiesta di aiuto. «Sono arrivati in uno dei momenti più difficili della mia vita, quando ho smesso di sentire», ricorda Matilde. «Aveva paura di rimanere da sola, fuori dal mondo che voleva a tutti i costi continuare a conoscere e a vivere», fa eco la sua Assistente Sociale Giovanna. Il sorriso di Matilde Lauria è merito di quel circolo virtuoso di inclusione e possibilità che è capace di regalare salvezza ma che è ancora privilegio di pochi. «Cosa avrei fatto senza di loro? Quello che al mio posto sono costretti a fare in tanti: chiudersi in casa, isolarsi da un mondo che non li include, finire il resto dei giorni senza più un significato. E questa è un’ingiustizia».

Il diritto allo sport

Anche per il diritto allo sport la voce narrante di “In tutti i Sensi”, Francesco Mercurio, accompagna il racconto fornendo le nozioni necessarie per comprendere più a fondo le garanzie legislative di un diritto così importante. La Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità fa chiaro riferimento allo sport e all’impegno degli Stati membri nel garantire il diritto di possibilità e risorse per tutti. In Italia invece manca una normativa dedicata. Certo il Comitato Paralimpico si batte su scala nazionale per il principio di inclusività nello sport, ma è nei singoli territori che si gioca la partita più importante. Una partita che spesso si evita di giocare e che lascia indietro centinaia di persone. E’ per questo che l’appello lanciato da Matilde si rivolge anche a tutti i genitori e le famiglie di persone sordocieche: «Non abbiate paura di far rumore, di provarci, di insistere per i vostri diritti. L’unione è la nostra vera grande forza».

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