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Lo scrittore Jonathan Bazzi e la nuova terapia per l’Hiv: «Una sola iniezione per due mesi, così mi ha cambiato la vita»

Il racconto: basta pillole una volta al giorno, per me è una liberazione

Lo scrittore Jonathan Bazzi ha raccontato in “Febbre” la scoperta della sua sieropositività. In un post su Instagram Bazzi ha detto che si sta sottoponendo a una nuova terapia: «Stamattina ho fatto le prime inoculazioni dei farmaci iniettivi, stasera prenderò per l’ultima volta (spero) la pastiglia rosa pallido che, da sei anni, piega i miei orari e reclama la mia (labile) capacità organizzativa. Cambia tanto ora, nel silenzio dei più, per le persone che convivono col virus dell’HIV, cambia davvero tantissimo, anche se nessuno ne parla». Bazzi parla delle cosiddette terapie long lasting, fatte da una sola iniezione ogni due mesi di un farmaco che contiene due principi attivi che inibiscono alcune funzioni del virus Hiv (un inibitore dell’integrasi e un inibitore della trascriptasi inversa).


Con questo nuovo farmaco il paziente non è più costretto a prendere una compressa tutti i giorni, alla stessa ora, come succedeva prima. Ma, spiega Andrea Gori dell’Agenzia del Farmaco, non sono indicate per tutti. «Gli idonei devono essersi infettati recentemente e non essere reduci da fallimenti di altre terapie», aggiunge. Bazzi, in un’intervista al Corriere della Sera, spiega che la nuova cura gli ha cambiato la vita in meglio: «Dal 2016 mi sono allenato a quell’appuntamento quotidiano, ovunque fossi, qualunque cosa stessi facendo. Assunzione a stomaco pieno, dopo aver ingerito almeno 350 calorie. Ora sperimento il vuoto positivo: non suona più la sveglia che io e il mio compagno Marius abbiamo sul telefono per non dimenticarla».


Lo scrittore aggiunge che «quattro anni fa ho scoperto di avere il papilloma virus: devo fare l’anoscopia e il pap test annualmente. Prima c’era una dottoressa silenziosa, per nulla comunicativa, brusca: niente anestetico, nessun dilatatore preventivo. Ora ho un nuovo dottore, con al fianco una specializzanda. “Ma avete usato l’anestetico?”, ho chiesto perché non ho sentito nulla. E il medico: “Sì, certo”. Ho raccontato che la dottoressa di prima non l’usava e la specializzanda inorridita: “Ma questa è crudeltà!”». Per Bazzi «non è un problema ricordarmi che ho l’Hiv. È una situazione che mi impone di tenere sotto controllo il virus, ma non mi sento malato, non mi interessa non pensarci, molte delle cose che ho scritto vanno proprio nella direzione opposta».

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