Dieci condoni autorizzati, due abusi segnalati, allerta meteo arancione: così al Comune di Casamicciola iniziava la settimana del disastro

La documentazione pubblicata sul sito del Comune restituisce i dilemmi nella gestione dell’abusivismo. Una piaga che precede il decreto-Genova, sottolinea l’avvocato Francesco Angelini

Dieci istanze di condono edilizio autorizzate, dopo decenni di rinvii e tira e molla. Un permesso di costruire in sanatoria. Due abusi edilizi segnalati. Un’allerta meteo arancione per la giornata successiva, con conseguente chiusura di scuole, cimitero e campo sportivo. La liquidazione di una fattura per un centro estivo e dei voucher per due librerie del territorio. È l’elenco degli atti adottati dal Comune di Casamicciola lo scorso lunedì 21 novembre, appena cinque giorni prima del disastro che avrebbe colpito l’isola di Ischia, causando almeno otto vittime, cinque feriti, centinaia di sfollati e danni ingenti. Un mix di atti ufficiali – reperibili sul sito dell’amministrazione locale e che Open ha analizzato – che è la fotografia dei dilemmi e delle contraddizioni nella gestione da parte di un piccolo Comune di una matassa fatta di case e fabbricati costruiti in tutto o in parte abusivamente, sanatorie da eseguire e gestione delle faccende ordinarie, sotto la minaccia ciclica di eventi metereologici avversi. Un circuito complesso, balzato agli onori delle cronache dopo la tragedia della frana, su cui getta luce la consultazione dell’archivio digitale ufficiale della municipalità.


Abusi e sanatorie

Una parte preponderante del lavoro burocratico del Comune, come emerge dalla consultazione dell’Albo Pretorio, era dedicato nelle settimane precedenti al disastro proprio al rilascio di autorizzazioni paesaggistiche – in sostanza, l’accettazione di istanze di condono edilizio – a privati che ne avevano avanzato richiesta mesi, anni e spesso decenni prima. Soltanto il 21 novembre, all’inizio della settimana che si sarebbe conclusa con l’alluvione, il Comune di Casamicciola ne rilasciava dieci ad altrettanti richiedenti. Superando così quota cento istanze di condono autorizzate nel solo anno 2022. Ampliamenti di fabbricati, realizzazione di balconi, terrazze, seminterrati o piani aggiuntivi: nella maggior parte dei casi le richieste di “innovazioni edilizie” approvate dal Comune pendevano da decenni – spesso dalla seconda metà degli anni ’80.


Lo stesso dicasi per il permesso di costruire in sanatoria un’intera casa – «un fabbricato di due livelli composto da tre unità immobiliari, di cui due al piano seminterrato e una al piano terra, di tre depositi e un garage di pertinenza», si legge, presentato dai richiedenti il 1° aprile del 1986. Quanto alle nuove opere edilizie manifestamente abusive, però, nella stessa giornata il Comune comunicava alla Procura di Napoli, alla Regione Campania e al Ministero dei Lavori Pubblici il rapporto mensile sugli abusi edilizi riscontrati dai Vigili Urbani nel mese di ottobre: nel numero di due costruzioni identificate come fuori norma. Atti che impegnavano le forze del Comune probabilmente quasi ogni giorno, ma che appaiono particolarmente inquietanti se si guarda in particolare a lunedì 21, lo stesso giorno in cui l’amministrazione si vedeva costretta – sulla base dell’avviso meteo regionale – a diramare alla cittadinanza un’allerta arancione (livello moderato) per il giorno successivo per rischio idrogeologico diffuso.

Ragione della messa in guardia, e della successiva chiusura di scuole di ogni grado, campo sportivo cimitero: le previste «precipitazioni diffuse di moderata o forte intensità», con raffiche di vento e mare grosso, tali da far temere «instabilità di versante, localmente anche profonda, frane superficiali e colate rapide di detriti o di fango; innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, con fenomeni di inondazione delle aree limitrofe, anche per effetto di criticità locali (tombature, restringimenti, occlusioni); scorrimento superficiale delle acque nelle strade e possibili fenomeni di rigurgito delle acque piovane con tracimazione e coinvolgimento delle aree urbane depresse; occasionali fenomeni franosi e possibili cadute massi per condizioni idrogeologiche particolarmente fragili». Una descrizione drammaticamente fedele di quanto sarebbe poi accaduto: non il giorno successivo, 22 novembre, per il quale l’avviso allertava la cittadinanza, ma cinque giorni più tardi, nella notte tra il 25 e il 26 novembre.

Iter kafkiani

Ma per quale ragione, o quali ragioni, le autorizzazioni paesaggistiche giacevano inevase da così lungo tempo? E la ripresa di quei procedimenti ha a che fare con il discusso “decreto-Genova”, disegnato dal governo Conte I nel settembre 2018 e tornato negli ultimi giorni al centro delle polemiche per l’articolo ivi inserito dedicato alle sanatorie di Ischia? Ripercorrere l’iter “sconnesso” delle pratiche rimaste incagliate per anni o decenni significa addentrarsi nei meandri kafkiani dell’amministrazione pubblica – tra accelerazioni improvvise e attese sfiancanti, rimpalli di responsabilità e silenzi-assenso. La maggior parte di queste istanze di condono edilizio rimaste inevase, e infine risolte dal Comune nelle ultime settimane prima della frana, risalivano alla seconda metà degli anni ’80: proprio dopo l’adozione – non a caso – della legge 47 del 1985 che aprì le maglie del primo condono edilizio in Italia. Eppure per lunghissimi anni le pratiche presso il Comune rimasero inevase. Almeno sino all’aprile del 2016, quando l’adozione di una delibera comunale – per far fronte al grave arretrato di pratiche pendenti – provava a dare uno scossone, acconsentendo alla definizione delle istanze presentate per via accelerata, tramite la compilazione di autodichiarazioni e autocertificazioni da parte dei richiedenti.

Una scossa non risolutiva, se è vero che bisognava attendere altri cinque anni – sino alla seconda metà del 2021 – perché la Commissione Locale per il Paesaggio di Casamicciola desse finalmente parere positivo alle richieste. Passo necessario, ma ancora non sufficiente per condurre in porto le sanatorie. Tutte le richieste finalmente approvate dal Comune si incagliavano successivamente, come risulta dalla documentazione pubblicata, tra i cassetti della Soprintendenza di Napoli. Che pur dovendo esprimere entro 60 giorni il proprio parere vincolante di competenza su ognuna delle pratiche rimaneva a seguire silente. «Ad oggi non sono pervenute note interenti la pratica in oggetto da parte della Soprintendenza A.B.A.P. di Napoli», si legge nella ricostruzione dell’iter amministrativo di ognuna delle autorizzazioni concesse il 21 novembre. Soltanto il nuovo sollecito da parte di ciascuno dei richiedenti, arrivato nei casi in oggetto una manciata di settimane fa, serviva a sbloccare finalmente l’iter, grazie al ponte normativo del «silenzio assenso tra amministrazioni pubbliche».

Il dilemma del decreto

Quanto al famigerato articolo 25 del decreto-Genova del 2018, nessuna delle autorizzazioni paesaggistiche concesse vi fa esplicito riferimento. Un fatto che parrebe derubricare l’impatto di quella norma sulla piaga dell’abusivismo a Ischia. Fenomeno diffuso e pre-esistente che quel decreto non avrebbe ulteriormente incoraggiato, sostiene un esperto come l’avvocato Francesco Angelini, partner dello Studio Macchi di Cellere Gangemi. «Trovo molto discutibile che lo si sia etichettato come un nuovo condono. Ad attenta lettura, quel decreto mirava ad accelerare le istanze pregresse accumulatesi, in un territorio dove come noto l’abusivismo edilizio dilagava, allo scopo di sbloccare i fondi per la ricostruzione dopo il terremoto del 2017». Certo, ammette Angelini, l’articolo 25 che “riesumava” la legge del 1985, più permissiva delle successive, era scritto male – tanto da richiedere una successiva correzione in sede parlamentare. Ma risulta difficile sostenere che generasse un nuovo condono – e ancor meno che l’applicazione di quella normativa facilitante abbia consentito l’approvazione di opere edili che avrebbero poi aggravato il bilancio della frana.

Più in generale, sottolinea ancora Angelini, la fotografia kafkiana della documentazione approvata dal Comune di Casamicciola appena cinque giorni prima del disastro non restituisce altro se non la conferma di un’amara constatazione: che proprio per la scala della diffusione del fenomeno dell’abusivismo i condoni sono la strada peggiore da seguire per il Belpaese. «In Italia Comuni spesso molto piccoli vengono travolti di istanze di richiesta di condono, che poi si accumulano, come si vede, per 20 o 30 anni. Con la beffa duplice per gli stessi cittadini che hanno presentato istanza, costretti a pagare subito la relativa somma, senza però ricevere conferma della relativa emersione dall’illegalità per lunghissimi anni, oltre che per il paesaggio, poiché nessuno verifica nel frattempo lo stato di fatto o sanziona le eventuali violazioni». Un circuito vizioso dai risvolti drammatici.

Foto: ANSA/ CIRO FUSCO

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