L’Italia è prima per evasione dell’Iva. La rabbia di Meloni: «Non possono certo dire che è colpa nostra»

Il report della Commissione Europea sull’imposta. La premier: «Sanno benissimo che è responsabilità dei governi precedenti»

«Non possono certo dire che pure questo è colpa nostra». Nel virgolettato riportato oggi in un retroscena da La Stampa la premier Giorgia Meloni sembra piuttosto nervosa. La pietra dello scandalo è il report della Commissione Europea sull’evasione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (Iva) in Europa. Che assegna all’Italia il primato nel Vecchio Continente con 26,2 miliardi finiti nel buco nero della mancata riscossione. Per l’undicesimo anno di fila. E che ha presentato Paolo Gentiloni, commissario all’economia a Bruxelles. La presidente del Consiglio ce l’ha anche con lui. Perché «sa benissimo che se il sistema fiscale non funziona la responsabilità è dei governi precedenti. Noi siamo appena arrivati», ha detto secondo il racconto di una fonte al quotidiano.


La classifica

I dati annuali diffusi da palazzo Berlaymont dicono che l’Italia resta prima tra i Ventisette per l’evasione in termini assoluti. È seguita dalla Francia, dove le perdite valgono 14 miliardi di euro. E dalla Germania, che registra una mancata riscossione di 11,1 miliardi. L’Italia è anche terza per il divario tra gettito previsto e riscosso con il 20,8%. Dietro solamente a Malta (24,1%) e Romania (35,7%). Questo dato è in miglioramento di un punto percentuale rispetto al 2019, quando il gap tra introiti effettivi e gettito atteso in valore nominale era stato di 31,08 miliardi di euro, pari al 21,8%. «Probabilmente sostenuto anche dagli obblighi di segnalazione estesi», secondo la Commissione, con l’introduzione nel 2019 dell’obbligo di fatturazione elettronica alle transazioni B2B (business verso business) e B2C (business verso consumatori).


La nuova delega fiscale

L’esecutivo, invece, sta lavorando alla riforma fiscale. Nella quale pensa anche a riformare le aliquote. Ma soprattutto vuole introdurre la dichiarazione precompilata per Partite Iva e Piccole e Medie Imprese.  Ovvero: «un accordo preventivo sulle tasse che il contribuente si impegna a pagare nei due anni successivi. Oggi il Fisco dispone di una quantità infinita di dati. Grazie alla fatturazione elettronica, alle liquidazioni periodiche Iva, tra non molto alla dichiarazione precompilata Iva e alle pagelle fiscali (Isa), l’amministrazione finanziaria è in grado di avere una fotografia nitida e puntuale delle piccole e medie imprese», ha spiegato il sottosegretario all’Economia Maurizio Leo. Secondo il quale «il fisco sa quanto poter chiedere di tasse al contribuente. E tutto quello che sarà in più a quanto concordato dichiarato potrebbe essere esente da imposte».

«Al contribuente conviene non pagare»

Ma intanto l’avvocato e professore di diritto tributario Franco Gallo dice in un’intervista al quotidiano che secondo lui il governo Meloni sta rinunciando alla lotta all’evasione. Gallo rivela che Leo è un suo allievo: «Quando ero ministro delle Finanze lui era un giovane molto bravo che ho preso con me. Mi ha aiutato e l’ho spinto ad andare avanti». Ma il ragionamento del sottosegretario sulla sanzione penale da cancellare per la dichiarazione infedele e l’omesso versamento «sinceramente non lo capisco. Con il penale c’è un tipo di dolo che va punito anche con l’arresto e la reclusione. Invece l’amministrativo è un’altra cosa. Si può anche pensare di voler applicare sanzioni meno punitive, lo si è fatto in passato. Ma sostenere che c’è una equiparazione tra la sanzione penale e quella amministrativa per cui l’una è alternativa all’altra mi sembra una fesseria. Basta aver fatto l’università per sapere che non è così».

Lo stralcio delle cartelle

Gallo punta il dito sullo stralcio delle cartelle esattoriali fino al 2015 e inferiori a mille euro. «È il solito vecchio discorso. L’amministrazione finanziaria non riesce a fare la lotta all’evasione. E allora dopo cinque, sei, sette anni ricorre a questo escamotage. Le cartelle vengono stralciate con la scusa che tanto sono pochi soldi e difficili da riscuotere». Ma con questa logica al contribuente conviene non pagare: «Intanto evade e poi aspetta il giorno in cui cancelleranno la punizione. La lotta all’evasione va fatta tutti i giorni, chi non paga deve essere subito colpito e punito. Altrimenti ha ragione Leo…». E la piaga è ancor più grave se vista dalla prospettiva del Vecchio Continente. Oggi impegnato a far fronte al caro energia, che nel 2020 della pandemia ha visto sparire 93 miliardi di euro.

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