Hasib Omerovic, le foto della tortura: i segni dei cavi elettrici sui polsi negli scatti dell’agente sotto accusa

Andrea Pellegrini ha scattato dieci foto durante l’intervento a Primavalle. Il Gip le ha usate per confermare l’accusa

Nel corso dei 15 minuti in cui il 15 luglio 2022 è rimasto in casa di Hasib Omerovic con i colleghi il poliziotto Andrea Pellegrini ha scattato 10 foto. Sei scatti riprendono il cittadino di etnia rom durante l’identificazione nell’appartamento di via Gerolamo Aleandro a Primavalle. E secondo l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari Enzo Damizia costituiscono l’elemento di prova per contestare all’agente il reato di tortura. Nel primo scatto Hasib mostra agli agenti il documento di identità. E non ha segni sui polsi. Nella seconda Omerovic è seduto in un’altra stanza. E lì, sul polso sinistro, compare un’escoriazione.


Il cavo elettrico del ventilatore

La relazione su questi segni, racconta oggi il Corriere della Sera, evidenzia secondo l’ordinanza «sulla superficie superiore dell’avambraccio sinistro un’area discromica iperemica… sfumate impronte che potrebbero verosimilmente essere ricondotte a dei “solchi” a decorso trasversale che permettono di ipotizzare una possibile compatibilità con un laccio o un filo o una corda». Secondo l’accusa si tratta delle conseguenze del cavo elettrico di un ventilatore con cui Pellegrini, come raccontato dal collega Fabrizio Ferrari, lega i polsi di Omerovic a una sedia mentre lo minaccia con un coltello e gli urla «Non farlo più».


Foto da: Il Messaggero, 23 dicembre 2022

Le stesse foto sono state mostrate da Pellegrini ai familiari di Omerovic per convincerli che non fosse stata usata violenza nei confronti del 36enne. Il poliziotto ha anche sostenuto che gli scatti fossero agli atti della relazione sui fatti. Una circostanza falsa. Pellegrini ha anche sostenuto che il video girato all’interno dell’appartamento li scagionasse da ogni accusa nel caso. Lui e i colleghi sono sotto indagine anche per falso e depistaggio.

Foto da: La Repubblica, 23 dicembre 2022

Foto copertina da: Ansa

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