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Bologna, l’ospedale vuole uno sconto sul risarcimento per la figlia morta: «La madre ha avuto un altro bambino»

29 Luglio 2023 - 07:39 Redazione
ospedale sant'orsola bologna
ospedale sant'orsola bologna
La storia di Roberta Speranza: una diagnosi sbagliata le ha portato via la figlia nel 2020
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Barbara Speranza ha visto sua figlia morire nel reparto di osservazione pediatrica del policlinico Sant’Orsola di Bologna. È successo tra il 20 e il 21 ottobre 2020. Nessuna tra le due pediatre aveva capito che il vomito e il mal di pancia erano causati da un’occlusione intestinale. L’hanno scambiata per gastroenterite. Tre medici sono stati condannati per omicidio colposo. Ma nel procedimento civile per il risarcimento del danno i legali del policlinico hanno chiesto al giudice di contenere il risarcimento alla madre. E questo perché a un anno dalla tragedia la donna ha intrapreso una nuova gravidanza.

La diagnosi sbagliata

Il Corriere della Sera oggi parla con la donna: «Avevamo trascorso diverse ore in pronto soccorso il giorno precedente. La diagnosi era stata subito di gastroenterite e lo è rimasta fino alla fine. Nonostante i sintomi fossero altri e nonostante mia figlia fosse stata operata all’addome a pochi mesi. Un fatto che la classificava come soggetto ad alto rischio per la formazione di volvoli e occlusioni intestinali. La loro diagnosi non è mai cambiata. Ricordo un senso di totale solitudine e abbandono, personale sanitario ostile e sordo alle mie domande. Che nel corso delle ore si sono trasformate in suppliche». Speranza racconta che l’ospedale non si è mai scusato: «L’unico contatto che ho avuto con il Sant’Orsola poche ore dopo la tragedia, è stato con il primario del pronto soccorso pediatrico. Mi ha chiamato esprimendo il suo dispiacere. E promettendomi che avrebbe contribuito a fare giustizia affinché i responsabili venissero individuati e sanzionati».

Le scuse mancate

Ma alla fine non è successo niente: «Dopo il mio rifiuto di “lasciar fare all’ospedale” l’unica cosa che hanno saputo fare è stata accordarsi per ricostruire i fatti in maniera distorta. Tanto che a settembre inizierà il procedimento bis per i favoreggiamenti. Aggiungo che il radiologo che visitò mia figlia, il giorno prima di essere condannato, aveva condiviso un post su Facebook (poi rimosso), in cui venivano criticati i genitori che portano in pronto soccorso i figli “per un mal di pancia”. Mia figlia è entrata in pronto soccorso con un dolore lancinante alla pancia. E incontrando lui e i suoi colleghi da lì non è più uscita. Quel post mostra a mio avviso totale assenza di rimorso».

Lo sconto

Sullo sconto per il figlio, risponde così: «Vivo camminando su una lastra di cristallo da quel 21 ottobre 2020. Voglio che il mio bambino cresca sereno e felice, ma io ora vivo esclusivamente per lui. Non ho più nessun desiderio per me e rispetto alla vita mi sento una mera spettatrice. Quanto all’avere avuto un altro figlio, si tratta di una reazione che definirei “automatica”». Nel senso che «la coppia australiana che perse i tre figli sul volo Malaysia Airlines abbattuto nel 2014, ha avuto una bambina nel 2016. I genitori di Alfred, Agnes e Alma Povlsen, morti negli attacchi del 21 aprile 2019 in Sri Lanka, hanno dato il benvenuto a due gemelline 11 mesi dopo la tragedia che li aveva colpiti. Gli esempi sono infiniti eppure nessuno si è sentito autorizzato a sminuire il loro dolore, cosa che il Sant’Orsola ha fatto con me». Infine: «Nessuno deve permettersi di giudicare né misurare il dolore di una madre che ha perso un figlio. Io e mia figlia eravamo una cosa sola, eravamo molto unite, a volte mi sembrava la mia migliore amica. E io ora sono una persona completamente amputata».

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