L’autopsia su Ghizlane Moutahir dopo la caduta dalla zipline in Valtellina, escluso il malore: il giallo dell’imbrago rimasto appeso

Sono cinque gli indagati per omicidio colposo per la morte della turista 41enne. Le indagini ora esamineranno la struttura sotto sequestro. Tra i punti da chiarire anche il perché la donna si sia fermata 20 metri prima dell’arrivo, anziché rallentare

Sono stati i traumi dopo la caduta di 30 metri a uccidere Ghizlane Moutahir, la turista 41enne che domenica scorsa 12 maggio era impegnata nella traversata sospesa sulla zipline di Bema, in Valtellina. Quando la donna si trovava nella fase di avvicinamento alla stazione di arrivo, è precipitata per cause ancora tutte da accertare. I primi punti fermi li ha fissati l’autopsia disposta dalla procura di Sondrio ed eseguita dal medico legale Luca Tajana. Come ha spiegato il procuratore Piero Basilone, in questa fase è già possibile fare alcune valutazioni, per quanto doverosa la cautela. Ma l’esame autoptico ha almeno fatto emergere i «primi risultati macroscopici». A cominciare dall’assenza di «segni che possano ricondurre a un malore» precedente alla caduta della 41enne originaria del Marocco e residente a Sant’Angelo Lodigiano. La donna caduta dall’aerofune Fly Emotion non ha avuto un infarto, spiega il procuratore. Sul suo corpo sono stati rilevati «segni chiari di decesso conseguente a poli-traumatismi da precipitazione».


Gli indagati

Al momento sono cinque gli indagati per omicidio colposo. Si tratta dell’amministratore delegato di Fly Emotion, Matteo Sanguineti, il direttore dello stabilimento e tre dipendenti. Due di questi quel giorno hanno avuto il compito di far indossare l’imbragatura alla donna. Il terzo doveva invece verificare che il tutto fosse indossato nel modo corretto e che tutti i procedimenti di sicurezza fossero stati adottati nel modo corretto. Era stato quest’ultimo a dare il via alla partenza dalla piattaforma di Albaredo per San Marco.


L’indagine sull’impianto

L’indagine ora passerà all’esame della struttura, al momento sotto sequestro, con gli inquirenti che saranno accompagnati da esperti nel settore. Sarà l’occasione per esaminare ulteriormente l’imbrago, che era rimasto appeso alla fune dopo che la donna è precipitata per 30 metri. Si dovrà quindi verificare che fosse integro e se sia stato indossato correttamente. Dettagli che potranno essere forniti anche dal video, che le nipoti della donna avevano fatto mentre riprendevano la 41enne al suo arrivo. Altro punto da chiarire sarà sul perché il viaggio della donna si sia fermato a 20 metri dalla stazione di arrivo, anziché rallentare come da prassi per fermarsi alla piattaforma di Bema.

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