«Forse vogliono esasperarmi come con Fazio e Amadeus», la denuncia della giornalista Rai Giannini: a rischio «Indovina chi viene a cena»

L’autrice e conduttrice del programma sulla sostenibilità ambientale dice di non sapere se ci saranno nuove puntate in autunno. E parla di «pressioni sempre più insistenti da parte di partiti e governo»

Sul futuro del suo programma «Indovina chi viene a cena», nato nel 2016 e andato in onda per sei puntate su Raitre, l’autrice e conduttrice Sabrina Giannini non ha ancora certezze. Il timore però confessato al Fatto quotidiano è che «il programma non riprenderà. Ho chiesto rassicurazioni ma ho trovato un muro di gomma. Al momento – spiega Giannini – siamo fermi, non possiamo lavorare». Portare avanti il programma che indaga su cambiamenti climatici e sostenibilità ambientale tra politica ed economia, per Giannini, volto storico di Report, è stato quest’anno più complicato del solito: «Le pressioni da parte dei partiti (e del governo) – dice al Fatto – si sono fatte più insistenti. Alcune pubbliche, come gli interventi in Parlamento o le lettere di protesta in Vigilanza Rai. Altre sotterranee, fatte di telefonate e mezze parole».


Il sospetto dell’autrice Rai è che su di lei si stia mettendo in pratica un metodo che già avrebbe portato altri a lasciare viale Mazzini: «Mi domando se l’obiettivo sia quello di farmi stancare, di portarmi all’esasperazione come hanno fatto con Fazio e Amadeus». Per esempio «creando le condizioni per rendere il mio lavoro più difficile – spiega Giannini – È una strategia? Con qualcuno ha funzionato». Finora il programma aveva sempre ottenuto uno share sopra il 5%, con punte di oltre il 6%. Dopo l’ultima puntata di metà aprile, «Il rapporto tra uomini e animali», tutto si sarebbe fermato: «Avevo chiesto garanzie già a febbraio, per capire cosa avremmo dovuto aspettarci dopo la messa in onda delle prime sei puntate, ma non ho avuto indicazioni precise, salvo un generico “non preoccuparti”. Sta di fatto che ora siamo fermi, e non abbiamo istruzioni sul nostro futuro. La mia paura è che non mi facciano riprendere in autunno, quando avremo altre quattro puntate, o che vogliano portarmi allo sfinimento e costringermi a cambiare azienda. Ipotesi che, al momento, non voglio considerare».


Di certo il programma non sembra comportare un grande problema economico per la Rai. Giannini lamenta di dover lavorare con una squadra ridottissima, lei stessa è inviata e ne ha a disposizione altre due, di cui una a partita Iva: «Più altre due persone, sempre a partita Iva, che però devono dividersi con altri programmi». Ogni puntata costerebbe alla Rai in tutto 115mila euro, di cui 40mila di costi fissi: «Meno della metà di “Avanti popolo”, che è stato chiuso per scarsi risultati». ell’ultima stagione, il programma è stato anche oggetto di interrogazioni parlamentari. Come quella del 27 marzo scorso, in cui il deputato leghista Francesco Bruzzone, che è anche un cacciatore, ha definito il programma di Giannini «una vergogna». Tutta colpa di una puntata che pochi giorni prima aveva parlato dei reati legati commessi da chi esercita attività venatoria e di bracconaggio.

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