Cosa succede a Campi Flegrei, dopo la notte di forti scosse. Evacuato il carcere di Pozzuoli – Il video

Lo sciame sismico «ha rallentato il suo ritmo, ma non è ancora finito». E nell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV si lavora senza sosta da oramai 24 ore

Dopo la notte di forti scosse ai Campi Flegrei, con le persone che si sono riversate in strada, scegliendo spesso di dormire in auto, continuano le evacuazioni per precauzione di alcuni edifici sia pubblici che privati. Dopo lo sgombero di 39 famiglie dalle loro abitazioni e l’annuncio delle scuole chiuse sarà evacuato anche il carcere femminile di Pozzuoli, con all’interno 140 detenute. A darne notizia è il provveditore delle carceri della Campania Lucia Castellano. Il provvedimento, viene spiegato, «si è reso necessario per motivi precauzionali». Le scosse di ieri hanno creato dei danni per cui sono in corso degli accertamenti da parte del dipartimento e dei vigili del Fuoco. «Nel frattempo mettiamo in sicurezza le carcerate – spiega Castellano – che saranno dislocate in altre strutture campane». «Il nostro sforzo è finalizzato a far rientrare le detenute quanto prima – ha detto ancora – Pozzuoli è una struttura d’eccellenza a cui non vogliamo rinunciare». Per il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, la macchina sta funzionando. «C’è stata una gran sinergia tra tutte le istituzioni, sindaco di Napoli, presidente di Regione, sindaci di Bacoli e Pozzuoli, la macchina ha funzionato benissimo», ha dichiarato al termine della riunione del Centro coordinamento soccorsi che si è tenuta in Prefettura. Il prefetto ha aggiornato il dato delle famiglie sgomberate dalle proprie abitazioni, pari a trentanove nuclei familiari, in via precauzionale, per un totale di 150 persone. Gran parte di loro ha trovato alloggio autonomamente senza usufruire delle sistemazioni alternative. Nella notte sono state predisposte 400 brandine dalla protezione civile.


Come prosegue lo sciame sismico

Intanto lo sciame sismico attivatosi ieri sera «ha rallentato il suo ritmo, ma non è ancora finito», ha precisato all’ANSA il vulcanologo Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Non si sa per quanto proseguirà ma «data la deformazione del suolo che sta interessando l’area è evidente che ci aspettiamo anche altri eventi», ha osservato Di Vito. Fu proprio lui, qualche giorno fa, a sottolineare l’arrivo di probabili forti scosse collegate con l’aumento del bradisismo nella zona. Il vulcanologo spiega che si stanno analizzando tutti i parametri possibili ed è in via di implementazione la rete di monitoraggio in aree finora meno trascurate. «Le analisi dei gas stanno evidenziando un aumento delle temperature e della pressurizzazione del sistema idrotermale superiore, con valori del gas emesso pari a 4.500 tonnellate di CO2 al giorno emessa dal sistema delle solfatare in località Pisciarelli», spiega all’Ansa. Misure analoghe sono state estese nel golfo. Nell’Osservatorio Vesuviano, intanto, ricercatori e tecnici stanno lavorando ormai da 24 ore senza sosta. «I ritmi per il personale stanno diventando intensi, c’è una grande pressione e avremmo bisogno di più personale», spiega Di Vito. Molti ricercatori dell’Ingv sono andati spontaneamente a dare aiuto agli addetti alla Sala di monitoraggio, dove nella notte si sono continuati a registrare terremoti con una frequenza di 10 o 20 secondi.

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