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Ecco perché l’AI avvantaggia i lavoratori in partita Iva rispetto ai dipendenti

23 Settembre 2026 - 09:04 Olga Colombano
Se per i freelance la maggiore produttività può tradursi in più clienti o meno ore di lavoro, per i dipendenti il tempo risparmiato viene spesso riassorbito
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Se da un lato l’intelligenza artificiale continua a suscitare timori e interrogativi sul futuro del lavoro, dall’altro è evidente il suo impatto sulla produttività. L’AI sta permettendo a molti lavoratori di velocizzare attività e processi, riducendo il tempo necessario per portare a termine numerosi compiti. Anche in Italia, dove l’87% dei professionisti tech utilizza già agenti AI o flussi di lavoro automatizzati, una percentuale superiore alla media europea, che si attesta al 73 per cento. L’aumento della produttività, però, non si traduce in modo automatico in un maggiore guadagno economico, almeno non per tutti. È quanto emerge da una recente ricerca condotta da Shakers su un campione di oltre 1.000 professionisti del settore tecnologico provenienti da più di 20 Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Polonia, Portogallo, Francia e Paesi Bassi.

Il paradosso della retribuzione

Secondo la ricerca, il 50% dei professionisti attribuisce all’AI un incremento della propria produttività superiore al 25 per centp. Tuttavia, come dicevamo, questo aumento non si traduce automaticamente in una maggiore remunerazione. Tra i lavoratori dipendenti, il 65% dichiara infatti di non ricevere compensi o bonus aggiuntivi a fronte del tempo risparmiato grazie all’intelligenza artificiale. Le ore guadagnate vengono nella maggior parte dei casi riassorbite dall’organizzazione, attraverso un aumento dei carichi di lavoro, oppure assorbite da riunioni, attività amministrative e pratiche burocratiche.

Per i freelance il tempo risparmiato diventa valore

La situazione appare diversa per i freelance che nel 68% dei casi riescono a trasformare concretamente i guadagni di produttività in un vantaggio economico o organizzativo aumentando il numero di clienti, alzando le proprie tariffe oppure riducendo l’orario di lavoro a parità di fatturato. Anche il ruolo delle competenze in ambito AI sembra essere determinante. Il 25% dei freelance individua nel proprio know-how legato all’intelligenza artificiale la principale ragione dell’aumento dei propri guadagni. Tra i lavoratori dipendenti, la percentuale scende invece al 10%, mentre gli adeguamenti retributivi restano legati soprattutto a promozioni interne e scatti di anzianità.

La grande migrazione verso il lavoro autonomo

La maggiore capacità di valorizzare i guadagni di produttività si inserisce in un contesto di crescente interesse verso il lavoro autonomo. Secondo la ricerca di Shakers, entro la fine del 2027 il 47% dei lavoratori dipendenti stima che una quota superiore di attività aziendali verrà destinata ai liberi professionisti. Contestualmente, il 24% dei lavoratori subordinati valuta con concretezza il passaggio al lavoro autonomo nel prossimo biennio. Nello specifico, il 7% ha già avviato i preparativi, mentre il 17% sta ponderando attentamente questa opzione.

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