Invalido e impotente per un’auto che salta lo stop: al motociclista quasi 500 mila euro di risarcimento
Quasi mezzo milione di euro di risarcimento a un motociclista trentenne rimasto invalido al 47-48% dopo uno scontro con un’auto che non aveva rispettato lo stop. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, che ha condannato in solido il conducente della Panda e la sua compagnia assicurativa a versare 498.389,35 euro, di cui 211.300 già anticipati. Alla vittima, all’epoca trentenne, ne restano da pagare 287.089,35.
Cos’è successo nello scontro
L’incidente risale all’agosto del 2021 in provincia tra Milano e Varese. A un incrocio una Fiat Panda non rispetta lo stop e taglia la strada a una Harley Davidson. L’uomo alla guida della moto riesce a riprendersi solo 198 giorni dopo lo scontro, pur continuando a vivere le conseguenze di quell’impatto: gli viene certificata l’invalidità permanente del 47-48% e una disfunzione erettile irreversibile, che nemmeno i farmaci riescono a curare.
Perché il Tribunale ha stabilito il pagamento di mezzo milione di euro
A cinque anni dall’accaduto, la decima sezione civile del Tribunale di Milano ha stabilito che l’automobilista, rimasto contumace, e l’assicurazione dovranno pagare 470.410,60 euro di danno non patrimoniale e 27.978,75 euro di spese mediche. Nella quantificazione pesa molto la «componente morale», liquidata nella misura massima. Secondo la sentenza, riportata da Il Giorno, sulla quotidianità del motociclista, allora operaio specializzato, incidono «la difficoltà di deambulazione, nonché la difficoltà a mantenere una posizione eretta per un lungo tempo», con ripercussioni anche sulla vita familiare e sul rapporto con il figlio ancora piccolo. L’impotenza, invece, «in un soggetto giovane e in buona salute determina un’elevatissima sofferenza interiore, considerato altresì che i postumi dell’attore non consentono nemmeno di superare l’impotenza meccanica con l’ausilio di farmaci». Infine, nel quadro rientra anche la «sintomatologia di natura ansioso-depressiva che determina un’ulteriore e spiccata sofferenza interiore».
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Le motivazioni del giudice: l’automobilista unico responsabile
Secondo quanto si legge nelle motivazioni «il conducente della Fiat Panda avrebbe dovuto accertarsi meglio delle condizioni del traffico prima di impegnare l’intersezione, considerato che aveva l’obbligo di fermarsi allo stop e di concedere la precedenza ai veicoli che stavano transitando sul corso». Per il giudice unico Marco Carbonaro, quindi, la responsabilità è solo dell’automobilista perché «se avesse adoperato le dovute cautele avrebbe verosimilmente visto il motociclo sopraggiungere e avrebbe dovuto attenderne il passaggio, concedendogli la doverosa precedenza in conformità all’obbligo normativo e alla regola di comune prudenza».
La gravità della condotta dell’automobilista supera anche la relazione cinematica del consulente della controparte, secondo cui la Harley viaggiava a una velocità di 59 km/h in una strada in cui il limite è di 50. Per Carbonaro, però, quei 9 km/h in più non possono «ravvisarsi una negligenza tale da aver concorso nella causazione del sinistro, atteso che l’attore stava procedendo su strada rettilinea con diritto di precedenza, in orario diurno e buona visibilità».
(Foto di Reno Laithienne su Unsplash)

