Milano dice addio al pavé, ma è davvero così storico? – Il video
Il pavé di Milano è davvero una pavimentazione così antica da dover essere conservata a ogni costo? La domanda è tornata al centro del dibattito dopo la conclusione dei lavori di riqualificazione di via Torino e via Cesare Correnti (così come anche in via Bramante e da novembre in corso di Porta Romana), dove gran parte dei masselli è stata sostituita con asfalto rosso, lasciando la pietra nei tratti considerati di maggior pregio storico. Il Comune ha spiegato che l’intervento, concordato con la Soprintendenza, punta a «garantire sia la sicurezza stradale sia la tutela del patrimonio storico».
Ma la storia delle strade milanesi è più articolata di quanto suggerisca l’associazione immediata tra pavé e identità cittadina: i grandi blocchi di granito che oggi caratterizzano molte vie del capoluogo lombardo si sono diffusi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, mentre una pavimentazione considerata tradizionale dalla stessa amministrazione comunale era costituita da ciottoli di fiume e fasce di granito.
Quando è arrivato il pavé a Milano
Le pavimentazioni in pietra non sono una novità nella storia di Milano. Le strade romane utilizzavano lastre di pietra, mentre nei secoli successivi si sono susseguite diverse soluzioni, in base alle tecniche disponibili, alle esigenze della circolazione e alle trasformazioni della città. Il pavé in grandi masselli di granito, però, appartiene a una fase più recente. Secondo la ricostruzione storica pubblicata su Storia di Milano e lo studio di Giovanni Da Rios e Paola Villani dedicato alle pavimentazioni urbane, i primi esperimenti con il granito risalgono al 1892, in via Broletto. Nel 1896 sarebbe arrivata a Porta Garibaldi la prima pavimentazione interamente in granito, anche per rispondere alle esigenze del traffico tranviario.
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Nel 1900, inoltre, sarebbe partita la produzione industriale del cosiddetto «Pavé Milano», legata alle cave di Cuasso al Monte e alla pietra utilizzata per queste pavimentazioni. La ricostruzione di quest’ultima fase è riportata anche dalla storia aziendale delle Cave Bonomi.
La modernizzazione della città industriale
Le date raccontano dunque una trasformazione legata alla modernizzazione della città industriale. Il pavé non è un lascito dell’epoca romana né una pavimentazione rimasta immutata dal Medioevo: è una soluzione che si è affermata tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, anche in relazione all’evoluzione della mobilità urbana. Questo non significa che sia privo di valore storico. Una pavimentazione posata oltre un secolo fa può essere una testimonianza importante delle trasformazioni di una città. Significa, piuttosto, che la storia delle strade milanesi non comincia con i masselli di granito che oggi siamo abituati a vedere.
La pavimentazione tradizionale di Milano
Se si vuole ricostruire l’aspetto delle strade milanesi prima della diffusione del pavé moderno, bisogna guardare alla cosiddetta “rizzata lombarda“. Si trattava di una pavimentazione realizzata con ciottoli di fiume posati a mano e intervallati da fasce longitudinali di granito, chiamate trottatoi. Erano queste ultime a consentire alle ruote di carri e carrozze di scorrere più agevolmente sul fondo stradale. Questa soluzione è documentata anche in una fonte particolarmente significativa, la monografia Milano: storia, arte, scienza, economia, igiene, servizi pubblici, statistica, amministrazione, compilata nel 1926 dall’Ufficio studi del Comune di Milano. Nel testo, l’acciottolato con trottatoi di granito viene descritto come una «pavimentazione tradizionale tipica della nostra città».
Il documento non dimostra che la rizzata fosse l’unica pavimentazione storica milanese, ma restituisce un elemento importante: ancora nel 1926, il Comune riconosceva nell’alternanza di ciottoli e fasce di granito una caratteristica tradizionale del paesaggio stradale cittadino. Alcune tracce di questa pavimentazione sono visibili ancora oggi, come in via Santa Croce, nei pressi della basilica di Sant’Eustorgio, in piazza San Marco, in via del Carmine e in alcune aree vicine a Palazzo Reale.
Rimuovere il pavé significa cancellare la storia?
La distinzione tra pavé e rizzata non risolve automaticamente il dibattito sulla rimozione dei masselli. Il fatto che il pavé moderno non sia la pavimentazione originaria della città non significa che debba essere eliminato ovunque, così come la presenza di una pavimentazione storica non implica necessariamente che ogni suo tratto debba essere conservato senza valutare il contesto. La questione riguarda il valore storico e architettonico delle singole strade, le condizioni dei materiali e le esigenze di chi le attraversa.

