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È morto Silvano Larini, l’architetto che inguaiò Craxi e Martelli

15 Ottobre 2026 - 10:30 Ettore Ambrosi
silvano larini morto
Il necrologio firmato dalla terza moglie Viviana. Faccendiere e prestanome, il suo nome è legato al Conto Protezione e alle dimissioni del segretario del Psi
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È morto Silvano Larini, che fu all’origine della caccia a Bettino Craxi durante Tangentopoli. Arrestato dopo la latitanza, fu lui a raccontare i veri intestatari del conto protezione presso il banco ambrosiano, causando le dimissioni del segretario del Partito Socialista e dell’allora ministro della Giustizia. Il necrologio è firmato dalla sua terza moglie Viviana Lecchi, ex fotomodella e stilista che Larini mise alla presidenza della Borsalino (famosa azienda cappelli) appena comprata.

La morte di Silvano Larini

Larini è morto a Milano all’età di 91 anni. Il suo nome è legato al Conto Protezione, uno dei capitoli più oscuri della Prima Repubblica, e a una rete di rapporti nella quale si intrecciavano politica, affari e finanziamenti occulti. Faccendiere e prestanome, secondo le ricostruzioni della vicenda giudiziaria di Tangentopoli, Larini fu una figura centrale nelle indagini che investirono il Partito socialista italiano con lo scoppio dell’inchiesta Mani Pulite nel 1992.

Il 7 febbraio 1993, dopo mesi trascorsi in Polinesia e una lunga latitanza, Larini si consegnò al pubblico ministero Antonio Di Pietro al valico di Ventimiglia, appena rientrato in Italia. Con lui tornava al centro della scena il mistero del Conto Protezione, il numero 633369 presso la banca svizzera Ubs di Lugano, comparso oltre dieci anni prima nelle carte legate alla loggia massonica P2 di Licio Gelli.

I protagonisti di Tangentopoli (Immagine da: SkyTG24)

Il Conto Protezione

Larini sostenne che il conto fosse intestato a lui, ma che fosse stato Craxi a chiedergli di metterlo a disposizione per operazioni di finanziamento all’estero per sostenere le attività del partito. La parabola giudiziaria si concluse con la condanna pronunciata dal Tribunale di Milano nel 1994 a cinque anni e sei mesi di reclusione. Nel 1997, in appello, quattro anni della pena furono condonati; la decisione venne confermata dalla Cassazione nel 1999.

Nel necrologio affidato oggi al Corriere della Sera la moglie per annunciarne la morte scrive: «Silvano Larini Architetto. Pittore. Designer. Genius loci. Naturalista. Dieep and refined thinker. Per sempre Viviana».

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