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Andrea Stroppa e l’indagine per omicidio stradale: «Mio figlio è morto e lui non si è mai fatto sentire»

16 Ottobre 2026 - 07:12 Alessandro D’Amato
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Parla la madre di Mirco Garofano, ucciso a Roma il 31 gennaio scorso
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Rossella Gismondi è la mamma di Mirco Garofano, il ragazzo di 18 anni, residente ad Artena, investito e ucciso a Roma la sera del 31 gennaio scorso, mentre attraversava via Filippo Fiorentini, al Collatino. Sull’omicidio stradale la procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Stroppa. L’informatico e uomo di fiducia di Elon Musk in Italia rischia il rinvio a giudizio. «Nostro figlio non ce lo restituirà più nessuno, ma speriamo che ci sia un processo giusto e che il conducente, essendo un personaggio famoso, non la faccia franca», dice lei al Messaggero.

Andrea Stroppa e l’indagine per omicidio stradale

Ad assistere la famiglia gli avvocati Vito e Lucio Perugini. A quest’ultimo spetta il compito di seguire la richiesta di risarcimento dei danni in sede civile: «Nessun risarcimento potrà restituire una vita, ma la giustizia deve riconoscere il valore di quella perdita». L’auto procedeva a 94 chilometri orari, oltrepassando il limite di 50 chilometri orari previsto su quel tratto di strada.

«Non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto che il conducente quella sera corresse. Lo indicano le lesioni riportate e la distanza a cui è stato sbalzato mio figlio che non possono essere compatibili con una dinamica di impatto differente. Mio figlio è stato ridotto a pezzi. Il suo corpo è stato sbalzato in aria ed è ricaduto a quasi dieci metri. Una scarpa è finita ancora più lontano, una scena straziante per chiunque. Sono rimasta tutta la notte accanto al suo corpo, ma non me l’hanno fatto vedere e non hanno mai sollevato, neppure per un istante, il lenzuolo che copriva il mio Mirco. A un certo punto, un poliziotto mi ha abbracciata e mi ha sussurrato: “Lo ricordi come era”».

Il silenzio

In questi mesi Stroppa non ha mai contattato la famiglia per scusarsi: «Mai. Non ha mai chiesto scusa, né ha cercato di mettersi in contatto con noi in alcun modo». E sul testimone che ha raccontato che Mirco sarebbe “sbucato dal nulla” mentre il semaforo pedonale era ancora rosso: «Siamo convinti che non sia andata così, perché Mirco era un ragazzo giudizioso e pacato. Non sarebbe mai passato con il rosso. Probabilmente il testimone, lo stesso che aveva detto che Stroppa procedeva a 50 chilometri orari, non è pienamente attendibile».

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