«È terrorismo»: gli Usa chiedono a Israele l’arresto dei coloni che hanno aggredito la reporter del Washington Post
«Attaccare una fotografa è un atto di terrorismo spregevole compiuto da codardi mascherati». L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, condanna con parole dure l’aggressione contro Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post picchiata da un gruppo di coloni israeliani in Cisgiordania. In un messaggio pubblicato su X, il diplomatico ha chiesto alle autorità israeliane di perseguire penalmente i responsabili e di incarcerarli, prendendo una posizione più netta rispetto a una precedente dichiarazione di Washington.
L’aggressione alla fotoreporter del Washington Post
L’aggressione è avvenuta nella cittadina palestinese di Abu Falah, dove un gruppo di uomini con il volto coperto e incappucciati ha assalito la 64enne Levine, colpendola ripetutamente con calci e bastonate e rubandole il telefono e la macchina fotografica. La fotoreporter indossava una giacca protettiva con la scritta Press e un elmetto. «Sono stata brutalmente buttata a terra. Continuavano a prendermi a calci, tipo una cinquantina di volte. Per fortuna avevo il giubbotto protettivo e l’elmetto. Altrimenti probabilmente non sarei qui», ha raccontato.
October 16, 2026
Come sta la fotoreporter aggredita
Levine è stata ricoverata in ospedale con «ferite e diverse fratture», secondo quanto riferito su X dal medico e deputato palestinese Mustafa Barghouti. A soccorrerla sono stati alcuni giornalisti e un operatore sanitario palestinese, intervenuti mentre gli aggressori continuavano a inseguirli. Durante i momenti di tensione, alcuni residenti hanno lanciato pietre per tenere lontani gli assalitori. Anche un anziano del villaggio, nella zona di Ramallah, è stato ricoverato per ferite al volto e alla testa. L’esercito israeliano (Idf) ha dichiarato che le circostanze dell’accaduto sono oggetto di indagine.

