Apartitici, radunati su TikTok, minorenni e di seconda generazione: chi sono i manifestanti Gen Z che hanno messo a ferro e fuoco Milano
Nessun leader, nessuna bandiera di partito. Solo una rabbia cieca che esplode al grido di «tout le monde déteste la Police». Le strade di Milano sono diventate il palcoscenico di una guerriglia urbana, sfociata sotto il cappello dell’iniziativa apartitica «Italia in piazza». Nata inizialmente sui social per protestare contro il caro vita e gli stipendi bassi, la mobilitazione ha portato in piazza un volto nuovo del dissenso giovanile. Ma chi sono i protagonisti di questa ondata di protesta e violenza?
Giovanissimi, minorenni e di seconda generazione
Basta uno sguardo per capire che l’anagrafe, qui, parla chiaro. La piazza è dominata dalla Generazione Z. Si tratta in gran parte di minorenni, dato confermato anche dai fermi della questura. Una fetta importante è composta da giovani italiani di seconda generazione, arrivati dall’hinterland milanese e dalle province limitrofe. Per molti di loro si tratta della primissima esperienza in una manifestazione. Sono scesi in strada portando con sé tricolori, spesso affiancati alle bandiere dei Paesi d’origine, come quella albanese, in un mosaico identitario del tutto nuovo.
Scollegati dalla politica tradizionale

È una piazza slegata, quasi per natura, dalle logiche dei tradizionali movimenti di destra o di sinistra. Che fosse una mobilitazione apartitica e senza guida era noto, tanto da aver sollevato più di una perplessità alla vigilia tra i militanti più esperti. E infatti, sull’asfalto, si sono incrociate anime profondamente diverse. I collettivi studenteschi politicizzati, inizialmente presenti, sono rimasti spiazzati dalla rapidità della deriva violenta, finendo ben presto per sfilarsi e prendere le distanze dalle frange più estreme.
Il ruolo di TikTok
Più che l’ideologia, il vero collante della protesta è stato TikTok. È questo social ad aver fatto da cassa di risonanza per le convocazioni. E tutto è stato gestito rigorosamente in tempo reale con i manifestanti stessi che si muovevano nel caos con i telefoni alzati, filmando se stessi e la devastazione per riversare in diretta le immagini in rete.
Il modello francese della guerriglia urbana

Il faro guida di questa mobilitazione guarda a Parigi. I giovani hanno adottato in toto il modello delle banlieue d’oltralpe. Nessuna regola e un’inclinazione a trasformarsi in casseurs. I manifestanti si sono presentati equipaggiati con decine di fumogeni, mazze e bombe carta. Transenne dei cantieri, sanpietrini, tavolini e sedie rovesciati sono serviti per attaccare le forze dell’ordine e sfondare vetrine, senza arretrare nemmeno di fronte ai gas lacrimogeni.
La rabbia repressa
A unire questa massa eterogenea, in fondo, è una profonda frustrazione per le condizioni di vita. Lo riassume una liceale milanese di 17 anni scesa a manifestare. «La rabbia repressa dei ragazzi, di seconda generazione e non solo, oggi è stata incanalata nelle piazze», afferma. Quello che è andato in scena a Milano, dunque, potrebbe essere solo il prologo. «Sicuramente questo sarà solo l’inizio di un autunno caldissimo, non solo in Italia ma a livello europeo», avverte la studentessa. Intanto, gli studenti si preparano al prossimo sciopero del 20 novembre.

